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L’Is libera 200 ostaggi tra cui anche bambini

Segni di abuso e abbandono sui loro corpi, denutrizione e stato psicologico sotto shock, ma nonostante tutto, le condizioni generali di salute sembrano buone.

Sono stati 8 mesi prigionieri degli estremisti dello Stato Islamico ma è di queste ore la notizia della loro liberazione. Più di 200 yazidi sono stati rilasciati dalle milizie islamiche in Iraq e tra loro numerosi i bambini. Segni di abuso e abbandono sui loro corpi, denutrizione e stato psicologico sotto shock, ma nonostante tutto, le condizioni generali di salute sembrano buone. Anziani, donne e bambini sequestrati poco meno di un anno dalla zona intorno Sinjar, nel nord del Paese, mentre la loro liberazione è avvenuta a Himera, a sud-ovest di Kirkuk, 290 chilometri a nord di Baghdad.

Gioia e dolore, abbracci e lacrime. Sentimenti che si mescolano tra la paura e la felicità di essere di nuovo con i propri cari, liberi.

Non è la prima volta che l’Is libera degli ostaggi, lo scorso gennaio abbiamo vissuto un episodio analogo, ma i motivi di queste liberazioni sono ignoti, mentre quelli dei rapimenti li conosciamo. Il popolo Yazida è una minoranza religiosa e una comunità già credente per cui non esiste conversione. Vivono in tutta la regione del Caucaso e soprattutto nel Kurdistan iracheno. Si pensa che questa religione abbia avuto origini attorno al ventesimo secolo a.C. Il popolo degli yazidi è sempre stato perseguitato perché accusato dagli islamici ortodossi di praticare culti eretici e di adorare il diavolo. Il gruppo militante sunnita vede gli yazidi, i cristiani e i musulmani sciiti come apostati e se non accettano la conversione o non pagano una tassa speciale, sono meritevoli di morte. Questi i motivi dei continui massacri e delle uccisioni sponsorizzate come conquiste e trofei attraverso foto e video su internet.

In migliaia sono fuggiti nel mese di agosto da Sinjar, nell’Iraq settentrionale, quando le milizie islamiche hanno preso la città al confine siriano. Chi non è riuscito a fuggire è stato fatto prigioniero e molte donne, tra cui numerose adolescenti, costrette in schiavitù.

La paura è stata la costante che ha accompagnato i prigionieri yazidi durante tutti questi 8 mesi. Prima della cattura, irruzioni e saccheggi nelle abitazioni: “i militanti hanno preso tutto il nostro denaro e gioielli. Abbiamo vissuto con la paura fino al nostro rilascio”, le parole dei testimoni.

L’Is, con il suo califfato auto-proclamato, detiene ancora circa un terzo del controllo dell’Iraq e della Siria e mentre gli Stati Uniti hanno avviato gli attacchi aerei, gli aiuti umanitari scarseggiano a causa della troppa pericolosità delle zone interessate. E mentre il mondo resta a guardare, migliaia di bambini e adulti, continuano a vivere intrappolati, affamati e assetati.

Paola Longobardi

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