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Media e minori, tra crescita e pericoli

“Lo sviluppo dei media costituisce fattore di crescita per i minori, ma rappresenta anche un notevole fattore di rischio per la loro sicurezza”, lo dichiara Francesco Scalani, Segretario Generale Agcom.

Una ricerca sul rapporto tra media e minori, svolta dal Censis per il Corecom Lazio, esprime come la televisione gli smartphone e internet, siano i principali strumenti di intrattenimento e informazione per gli adolescenti. La comunicazione interattiva ha cambiato le abitudini del linguaggio: la partecipazione attiva e la condivisione, propongono dei modelli diversi, facilmente accessibili ai minori e con poco controllo da parte degli adulti. Tutti questi fattori possono essere anche dei rischi per gli adolescenti. “Scopo della ricerca è di superare i limiti dei tradizionali strumenti di protezione dei minori individuando le linee di un nuovo e più efficace intervento ‘mediatico-educativo’ che, sulla base delle esperienze di altri Paesi, si ponga come ‘progetto pilota’ replicabile in altre regioni”, dichiara Francesco Scalani, Segretario Generale Agcom. Il campione preso in esame coinvolge i minori della regione Lazio della fascia d’età compresa tra i 7 e i 10 anni e uno dei dati interessanti che è emerso è quello relativo all’utilizzo del tablet. Oltre il 50% dei bambini di 7 anni, infatti, lo adopera anche per più di 4 ore al giorno, mentre i bambini di 10 anni che lo utilizzano, superano il 60%.

Lo sviluppo dei media costituisce un indiscutibile fattore di divulgazione delle conoscenze e quindi di crescita per i minori, ma rappresenta anche un notevole fattore di rischio per la loro sicurezza”, afferma il Segretario Generale Agcom. Infatti, rappresentando una vera e propria comunità, il web avvia le stesse dinamiche sociali e di partecipazione come avviene nella realtà, ma la differenza è che nella maggior parte dei casi, nel virtuale non c’è il filtro dei genitori e i pericoli di incappare in fenomeni di cyberbullismo, furto d’identità fino ad arrivare anche all’adescamento e alle violenze sessuali, sono molto alte. Secondo Francesco Scalani, “da qui la necessità di bilanciare il ‘superiore’ diritto del minore ad una crescita sana ed equilibrata con gli altri diritti, anch’essi rilevanti, del sistema delle comunicazioni, come la libertà di espressione, di informazione e d’impresa”. La frenesia dello sviluppo tecnologico ha reso molto più complicato il rapporto tra media e minori e questi ultimi sono direttamente coinvolti dalle trasformazioni oltre ad essere i più esposti ai rischi connessi.

Il Libro Bianco Media e Minori, da cui la ricerca odierna prende le mosse, ha evidenziato la facilità con cui i giovani tendono a fidarsi delle informazioni raccolte in rete e come i ragazzi manifestino nell’uso della rete mancanza di criticità e passività lasciandosi guidare dalla casualità”.

Una riflessione questa, che induce ad una responsabilità maggiore gli organi di informazione e comunicazione di massa, chiamati ad una particolare attenzione ai fini della tutela dei minori. “Nei media classici esiste un robusto sistema di norme a protezione dei minori, basato sulla classificazione dei programmi, sul rispetto delle fasce orarie e sui sistemi di parental control, norme che però sono pensate per un ambiente ‘analogico’ e per questo poco adattabili alla nuova realtà di Internet e dei social network”, conclude il Segretario Generale Agcom, che sottolinea la necessità di una adeguata valutazione della tutela dei minori nel rapporto con i nuovi media.

Paola Longobardi

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