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MGF: prevenire, proteggere e supportare donne e bambine

A Roma la conferenza sulla Convenzione di Istanbul e le linee guida da seguire per superare un fenomeno culturale violento.

Si è tenuta oggi la conferenza stampa, “Le mutilazioni genitali femminili in Europa: la Convenzione di Istanbul per contrastare il fenomeno”, organizzata da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), presso la sala stampa della Camera dei Deputati, a Roma.

Sono ormai più di trent’anni che le donne, africane in particolare, si battono con coraggio per vedersi riconosciuto e tutelato il diritto all’integrità fisica, spesso in contesti in cui ribellarsi alle convenzioni sociali significa non solo essere escluse dalla comunità, ma esporsi a pericoli che possono persino mettere a repentaglio la vita”. Queste le parole di Emma Bonino che sono state lette durante l’incontro con la stampa. Parole che fanno riflettere su un fenomeno radicato nelle tradizioni più popolari di alcune culture del mondo. Oggi però, la pratica delle MGF, non riguarda solo il resto dei paesi, ma perfino il nostro continente.

Anche Mara Carfagna manda un messaggio durante la conferenza e quello che sottolinea è come l’eliminazione di questo fenomeno “non è solo un traguardo a tutela della salute delle bambine, è anche – e forse soprattutto – un punto a favore nella lotta a stereotipi dannosi che provengono da lontano ma che ci riguardano da vicino, stereotipi spesso imposti proprio da altre donne, in famiglia, e per questo difficili da estirpare”.

Diritto all’integrità fisica, questo deve essere il ‘must’ per la lotta al contrasto delle MGF. Perché è “prima di tutto una questione di diritto e legalità”, dichiara Pia Locatelli, coordinatrice del gruppo di lavoro parlamentare ‘Salute globale e diritti delle donne’, che ha presentato l’evento. Il fenomeno, che sta diventando sempre più italiano ed europeo ha bisogno di una forte strategia per la prevenzione e per la tutela di bambine e adolescenti. “L’impegno dell’Europa rispetto alle MGF, ha fatto nascere la Convenzione di Istanbul, trattato internazionale per la lotta contro la violenza sulle donne e cita esplicitamente, all’art. 38, il tema delle MGF”. A parlare è Chiara Caldera, responsabile Aidos – progetti sulle MGF e vicepresidente Network Europeo EDN FGM. Per la prima volta, quindi, abbiamo un trattato che vincoli gli stati e che riconosca il problema. La Convenzione, infatti, pone degli obblighi per le nazioni che la ratificano, in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno. Inoltre, riconosciuta come grave violazione dei diritti umani, la pratica delle mutilazioni viene sì applicata alle bambine, ma non con l’intento di nuocere. Questo è un elemento fondamentale per la definizione di politiche necessariamente particolari e da adattare alla questione. “Prevenire, proteggere, supportare le donne e le ragazze a rischio o già mutilate. Perseguire e adottare politiche integrate”, continua Chiara Caldera, delineando i punti da seguire per la riuscita di una buona strategia. “È una battaglia anche culturale, quindi bisogna rafforzare l’empowerment, parlare con la società civile, con le organizzazioni femminili e le autorità religiose, nonostante questa pratica dannosa non sia riconducibile ad alcuna religione”, lo dice Elly Schlein europarlamentare Commissione Sviluppo.

Prevenire per cambiare mentalità, aggiungiamo noi di Piattaforma Infanzia, con il coinvolgimento delle comunità migranti e dei giovani, senza lasciare indietro gli uomini, perché solo con l’unione di tutte le menti è possibile fare progressi. Verso una cultura della non violazione del corpo delle donne e dei diritti umani fondamentali.

Paola Longobardi

 

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