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Migrazione ed Europa, passi avanti e contraddizioni

Il tema della migrazione è finalmente arrivato ai tavoli decisionali dell’Ue, e la conferenza stampa sul tema, ha portato in evidenza i meccanismi che caratterizzeranno le politiche da intraprendere.

In previsione un circuito di ricollocazione all’intero del territorio europeo di 40mila persone, 24mila arrivate dall’Italia e 16mila arrivate dalla Grecia, una ridistribuzione obbligatoria che avverrà sulla base di una serie di criteri inerenti i paesi ospitanti, ovvero il prodotto interno lordo, la popolazione, il tasso di disoccupazione, il ruolo nell’accoglienza dei rifugiati. Solidarietà e supporto. Questo è quello che l’Italia ha sempre chiesto ai Paesi europei. Risposte di aiuto concrete non sono mai arrivate fino ad oggi, dopo l’ennesima tragedia del mare al cui grido non si poteva non rispondere ancora.

La proposta, che dovrà essere approvata da tutti gli Stati parte dell’Ue, sarà riservato a persone che hanno bisogno di protezione internazionale, arrivate sul territorio europeo dopo il 15 aprile. La ridistribuzione sarà obbligatoria, ma il singolo paese potrà bloccare l’arrivo di migranti per motivi di ordine pubblico. Italia e Grecia dovranno preparare un piano di accoglienza delle persone, con la nascita di campi in cui effettuare il rilevamento delle impronte digitali. I due paesi saranno chiamati a fare rapporto regolare ai partner. Irregolarità potrebbero comportare la sospensione del programma. Entro fine anno, Bruxelles vuole poi presentare una soluzione di più lungo termine.

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR si dichiara piuttosto soddisfatto per le proposte avanzate e in particolare per l’estensione del mandato territoriale e della capacità finanziaria delle missioni Triton e Poseidon realizzate da Frontex. “Una delle richieste più pressanti nel corso di questi mesi è stata la ripresa della missione Mare Nostrum in chiave Europea. Con l’ampliamento delle missioni di Frontex oggi definito, che prevede la stessa copertura geografica di Mare Nostrum e una dotazione finanziaria che è minimo la stessa, e con la chiara esplicitazione della funzione di search and rescue tra i compiti prioritari della missione europea dobbiamo dire che è stato raggiunto un importante obiettivo per ridurre il rischio di morti in mare”. dichiara Christopher Hein direttore del CIR.

Per quanto riguarda, invece, il tema delle “quote” obbligatorie di ridistribuzione dei richiedenti asilo, sembra essere la prima vera deroga del Sistema Dublino e da questa prospettiva è di importanza fondamentale. “Per l’Italia, la possibilità di trasferire 24.000 richiedenti asilo in 2 anni può aiutare a decongestionare un sistema in affaticamento, sia per quanto riguarda l’accoglienza che l’analisi delle domande d’asilo. Invece dal punto di vista dei richiedenti asilo temiamo che questo sistema non sia utile. Se nello stabilire i Paesi verso cui dovranno essere trasferiti non si prenderanno seriamente in considerazione i loro legami familiari, culturali e le loro potenzialità di integrazione, crediamo che questi trasferimenti si concluderanno in un fallimento”. Infine, altra introduzione positiva, il programma di reinsediamento per 20mila rifugiati. “Lascia però perplessi sia il numero francamente troppo piccolo previsto, sia l’adesione degli Stati Membri su base volontaria. Questo è un primo passo, anche se piccolo, nella giusta direzione. Chiediamo ora che le istituzioni europee percorrano con più coraggio la strada per aprire canali di ingresso legali per dare una risposta effettiva alle crescenti necessità di protezione: dovrebbero essere fortemente potenziati i programmi di reinsediamento, attivati programmi di ammissione umanitaria e di sponsorship, creati i presupposti per poter richiedere asilo dai paesi di origine e di transito” conclude Christopher Hein.

Anche Save the Children, riconosce che la proposta della Commissione di un sistema di ricollocazione europeo sia un passo nella giusta direzione. “Per quanto riguarda i minori non accompagnati che raggiungono le frontiere degli Stati membri, dovrebbe essere identificata una soluzione a lungo termine nel loro migliore interesse e dovrebbero quindi essere ricollocati solo nel caso in cui questo rappresentasse la soluzione migliore”, si legge nella nota stampa dell’organizzazione. “Dobbiamo avere ben chiaro che la responsabilità degli Stati membri dell’UE inizia ancora prima che i migranti raggiungano le nostre frontiere, nel centro del Mediterraneo, dove migliaia di bambini hanno assistito alla morte dei loro cari, tra cui i genitori, i parenti e gli amici”, dichiara Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.

Mentre ad esprimere più preoccupazione è il Centro Astalli che considera i numeri dettati dall’Ue ridicoli e non risolutivi alle dimensioni reali del problema, ricordando che “solo lo scorso anno l’Italia ha assistito allo sbarco di 170mila persone”. Inoltre, sempre secondo il Centro Astalli, il ricollocamento riservato esclusivamente a siriani ed eritrei è un ulteriore elemento di criticità. “Questa classificazione è inaccettabile. Lo status di rifugiato deve essere riconosciuto sulla base della dimostrazione di persecuzioni a carattere personale, non sulla base della nazionalità. Fare classifiche tra i paesi da cui accogliere i rifugiati è contro la tutela del diritto di asilo per quanti fuggono da guerre e persecuzioni”.

Paola Longobardi

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