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Minori in adozione alle famiglie affidatarie: il sì del Senato

La legge prevedeva che l’istituto dell’affido e quello dell’adozione, camminassero su due binari differenti. L’approvazione del ddl 1209 “crediamo sia un passo avanti decisivo per i diritti dei bambini fuori famiglia, lo dichiara Ivano Abbruzzi, presidente della Fondazione L’Albero della Vita.

Le famiglie affidatarie potranno diventare anche adottive e a stabilirlo è il ddl 1209, approvato in Senato. Dare una risposta concreta ai tanti minori in affidamento è uno degli obiettivi che si è posto il decreto. La legge, infatti, prevedeva che l’istituto dell’affido e quello dell’adozione, camminassero su due binari differenti. Oggi, invece, nel caso in cui la famiglia affidataria rispetti i requisiti necessari e abbia instaurato un legame costruttivo con il minore potrà avere il diritto di ottenere l’adozione piena.

Crediamo che il D.gls passato ieri alla Camera dei Deputati sia un passo avanti decisivo per i diritti dei bambini fuori famiglia – dice Ivano Abbruzzi, presidente della Fondazione L’Albero della Vita perché valorizza l’importante esperienza di solidarietà rappresentata dall’affido e garantisce al minore continuità di relazione con la famiglia nei casi in cui lo stato di adottabilità sopraggiunga durante il progetto”. Un grande traguardo che prevede che, una volta dichiarato adottabile e la famiglia affidataria ne chieda l’adozione, il minore potrà essere adottato dalla stessa. A stabilirlo sarà il giudice una volta valutata la fattibilità. Un passo avanti per la tutela dei legami affettivi dei bambini e adolescenti e per favorire i rapporti stabili e duraturi già consolidati. Ma diversi i pareri delle associazioni, infatti, le organizzazioni facenti parte del Tavolo Nazionale Affido, hanno espresso perplessità sulla questione, ritenendo che questo emendamento possa essere una ‘scorciatoia’ per l’adozione.

Non credo affatto che l’affido possa diventare una scorciatoia per l’adozione – continua Abbruzzi. Non solo è il ruolo del Servizio Sociale che deve garantire le motivazioni delle famiglie verso l’affido, ma chi conosce da vicino l’esperienza sa bene che tali motivazioni sono ogni giorno rinvigorite da una pratica complessa, dove al disagio del minore si sommano costanti e importanti relazioni tra la famiglia affidatoria e quella d’origine. Dobbiamo invece riconoscere il giusto valore all’impegno delle famiglie affidatarie, promuovere questo istituto con grande impegno e dare sostanza alle peculiarità dei due istituiti (l’affido e l’adozione) nella pratica. Solo questo ci permetterà di prendere distanza da posizioni ideologiche e garantire ai bambini e ai ragazzi la completezza dei loro diritti, il primo dei quali è la possibilità di ritornare nella famiglia di origine, vero successo di ogni progetto”, conclude Ivano Abbruzzi, appoggiando appieno le posizioni espresse dalla senatrice Puglisi, promotrice del decreto.

In ultimo, qualora a seguito di un prolungato periodo di affidamento, il minore dovesse fare ritorno alla famiglia di origine o dovesse essere dato in adozione ad altra famiglia, nell’interesse stesso del bambino o adolescente, verrà garantita la continuità del legame con la famiglia affidataria, al fine di evitare traumi di distacco e favorire le relazioni socio- affettive consolidatesi durante il periodo di affidamento che, ricordiamo, spesso supera anche i due anni di tempo. Rinforzare l’istituto dell’affido, secondo la Fondazione L’albero della Vita, deve essere una priorità poiché nel nostro paese è ancora debole, privando così di migliori opportunità 14mila minori che abitano le comunità di accoglienza.

Paola Longobardi

 

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