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Minori protagonisti della televisione del dolore

Un incontro sul tema dei minori e sulla loro presenza nei programmi di intrattenimento informativo. La spettacolarizzazione del dolore che prende il sopravvento su privacy e tutela.

Eventi di cronaca che diventano storie da narrare, che mettono al centro il dramma delle persone spettacolarizzandone il dolore. È quello che fa ‘la televisione del dolore’, attraverso programmi che tendono a serializzare ‘casi’ di cronaca nera che raccontano la sofferenza narrando l’angoscia altrui. Immagini di corpi, indumenti a brandelli, musiche macabre, sono i servizi che vanno in onda anche nelle fasce protette di quei programmi di intrattenimento pomeridiano e mattutino, negli orari definiti dall’Autorità Garante delle Comunicazioni ‘fasce protette’. Così i milioni di bambini spettatori sono esposti ad una continua esibizione della drammaticità e dell’orrore.

Se ne è discusso ieri a Roma in occasione di un incontro organizzato dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, per la presentazione di un rapporto di studio sul tema. “Sara Scazzi, Yara Gambirasio, il piccolo Loris, sono solo alcuni degli esempi in cui il giornalismo, che dovrebbe attenersi alla pura informazione dei fatti, è diventato esempio emblematico della spettacolarizzazione della cronaca nera”, dichiara il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino.

Quando si parla di informazione, si parla anche di qualità del dibattito pubblico – asserisce Licia Califano, dell’Autorità Garante della Privacydove finiscono la riservatezza e il trattamento dei dati personali, più volte sottolineati anche nelle carte deontologiche?”. E facendo particolare riferimento ai minori, questo dovrebbe essere primario e insuperabile, “l’informazione dovrebbe fermarsi arrivata ad un certo punto”.

La protezione di bambini e adolescenti deve partire dalle immagini e dai contenuti generali, ma anche dalla pubblicità, evitando di trasformare il dolore privato in spettacolo pubblico.

Esistono delle carte deontologiche ma che spesso non vengono rispettate e molte trasmissioni che fanno informazione”. A parlare è Stefania Berbenni, coordinatrice dell’area stampa e comunicazione per l’Autorità Garante dell’Infanzia e Adolescenza, che sottolinea come molto spesso, queste trasmissioni non siano gestite neanche da giornalisti. Ma effettivamente cosa si può fare per garantire una maggiore tutela dei minori ed evitare che siano esposti a questa spettacolarizzazione del dolore?

E’ necessario un lavoro di presidio sull’argomento. Il pianto che suscita la storia di un bambino o l’emotività che provoca è sicuramente maggiore dell’ennesimo furto o sparatoria. Questa è una materia sensibile e ancora più sensile è il trattamento dell’informazione che ha come protagonisti i minori stranieri non accompagnati che arrivano via mare”. Sappiamo bene questi ragazzi scappano da paesi in cui ci sono conflitti molto aspri. Spesso partono da soli, altre volte accade che perdono i propri cari lungo il viaggio. “La loro esposizione ai media li mette in seri pericoli. Nei paesi da cui fuggono, il riconoscimento dei volti, può avere conseguenze terribili per chi invece è rimasto e la loro identificazione può esporli a dei rischi importanti anche qui”. Esiste anche in questo caso un codice deontologico che parla molto chiaro, la Carta di Roma, ma che il più delle volte non viene rispettato.

Vengono raccontati i bambini e adolescenti solo quando ci sono casi terribili e non si racconta mai quello che sono veramente i ragazzi e i nostri figli. La dignità dei bambini è da rispettare e difendere e non da dare in pasto all’audience”, dichiara Stefania Berbenni per conto del Garante dell’Infanzia e Adolescenza.

Il rispetto dei bambini all’esposizione mediatica deve dunque diventare la priorità nel mondo dell’informazione e della comunicazione. Oggi i bambini e gli adolescenti sono gli attori protagonisti della cronaca nera. “Sarebbe bello poter parlare di integrazione, della fatica di crescere, della scuola, degli effetti della crisi visto che sono raddoppiati i minori che vivono in povertà assoluta. Questo è quello che dovrebbe essere raccontato. Bisogna combattere questa cultura e mettere veramente al centro i minori”, conclude Stefania Berbenni.

Paola Longobardi

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