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Mortalità neonatale in Italia: dati confortanti ma si deve ancora migliorare

Secondo gli ultimi rapporti, dati confortanti per il nostro Paese anche nell’ambito dell’assistenza. Lo dichiara a Piattaforma Infanzia Gualtiero Ricciardi, Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità.

Recenti fatti di cronaca ci hanno riportato a riflettere su un tema che diverse volte è stato affrontato nel nostro paese, quello della mortalità neonatale. Il decesso della piccola Nicole a bordo di una ambulanza privata che la trasportava da Catania a Ragusa, è solo uno degli ultimi episodi drammatici che si sono consumati in Italia.

Un neonato che muore fa più rumore di cento bambini che ogni giorno vengono alla luce sani nonostante gravidanze difficili o di altrettanti parti complessi portati a termine felicemente”, dichiara a Piattaforma Infanzia Gualtiero Ricciardi, Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità. “Nulla giustifica una morte così che va sempre indagata e le cui responsabilità vanno accertate innanzitutto nel nome di chi soffre quella perdita e poi di tutti coloro che in quella struttura devono ancora nascere con la necessaria e possibile sicurezza”. Casi che non possono essere rappresentativi ma che raccontano una realtà non così differente e lontana da quella di altri Paesi europei.

Secondo l’Istat, l’85% dei decessi sotto i 5 anni nel nostro paese, avviene nel primo anno di vita. Nel 1887 morivano circa 223.000 bambini entro il primo anno di vita e 176.511 tra 1 e 5 anni. Nel 2011 il numero di bambini morti nel primo anno di vita è sceso a 1774 e quello tra 1 e 5 anni a 310, dato nazionale che è inferiore a quello medio europeo e a quello degli Stati Uniti. Piattaforma Infanzia ha chiesto il parere dell’Istituto Superiore di Sanità e il Commissario Ricciardi ha dichiarato che “gli indicatori di mortalità neonatale, secondo gli ultimi dati del rapporto Eurostat 2010 sono confortanti per il nostro Paese e sembrano indicare un miglioramento dell’assistenza su tutti i servizi anche in molte regioni del Sud rispetto al precedente rapporto del 2004”.

Dati che migliorano ma allo stesso tempo rimangono ancora delle criticità e sicuramente si deve lavorare in una direzione di miglioramento dell’assistenza in molti punti nascita, specifica ancora il Gualtiero Ricciardi, dal momento che esistono contesti sanitari e clinici diversi tra loro e con problematiche variabili.

Se, inoltre, il nostro Paese può vantare una buona posizione sia per la natimortalità che per la perimortalità è vero anche che alcuni fattori di rischio rimangono relativi all’età materna al parto che è la più alta d’Europa e un elevato ricorso al taglio cesareo che ha subito finalmente una lieve riduzione”, conclude il professore Ricciardi.

Paola Longobardi

 

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