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Myanmar: l’esercito rilascia 51 bambini soldato

Una buona notizia che apre uno spiraglio sempre più grande per la fine dell’arruolamento dei bambini nel paese.

Parliamo ancora di bambini soldato, un tema per cui è necessario non abbassare mai la guardia e l’attenzione. Questa volta però vogliamo comunicare una buona notizia che arriva dal Myanmar, dove l’esercito ha rilasciato 51 bambini e adolescenti precedentemente arruolati dalla forza armata. In un paese dove il fenomeno dell’arruolamento dei minori è stato molto alto negli anni, finalmente sembra essere sempre più vicina e definitiva la fine di questa pratica che mette a rischio l’infanzia e l’adolescenza e che nega i diritti fondamentali sanciti anche dalla Convenzione per i bambini.  Secondo le Nazioni Unite, dal giugno 2012, ovvero da quando il Myanmar si è impegnato a porre fine al reclutamento e all’impiego di minori nelle forze armate, sono 646 i ragazzi congedati dall’esercito.

Renata Lok-Dessallien, coordinatore delle Nazioni Unite nel pese, ha dichiarato che “riconoscendo che il reclutamento e l’impiego di minorenni è contro entrambi gli standard internazionali e nazionali, accogliamo con favore il rilascio di questo gruppo come di coloro che sono stati accusati di diserzione e non sono stati puniti poiché, in primo luogo, essi non avrebbero dovuto essere tra le forze armate”. Il Myanmar, nel 2012, ha firmato un accordo con le Nazioni Unite, che prevedeva il censimento di tutti i minorenni presenti nelle forze armate locali, per poi rilasciarli. Ad oggi questo processo è ancora in atto e, dopo la liberazione di questi ultimi, movimenti di attivisti per i diritti umani, stanno avanzando la richiesta di congedare anche coloro che attualmente non hanno più la minore età ma che sono stati arruolati quando erano ancora bambini.

Combattere come veri soldati pur non avendo l’età per farlo, a volte, è anche una scelta. Oltre alla costrizione, come accade nella maggior parte dei casi, c’è una percentuale di minori che sceglie l’arruolamento per motivi economici, legati alla necessità di ricevere un reddito e in alcuni casi sono gli stessi genitori a spingere i propri figli a compiere questa scelta.  Stesso in Myanmar, gruppi armati offrono vestiti e cibo alle famiglie dei minori arruolati. In altri casi e in altre regioni del mondo, a seguito di indottrinamenti religiosi, accade che anche i minorenni decidano di contribuire alle cause che sono state loro trasmesse. Un esempio lo sono i giovanissimi che per conquistare la libertà nei Territori occupati, hanno preso parte all’Intifada o i giovani del Sud Africa che hanno combattuto contro l’apartheid.

Per ovviare alla partecipazione dei minori nei conflitti, è sempre più importante l’intervento dei Governi, delle forze armate e di gruppi armati, affinché si impegnino seriamente a non accettare bambini al di sotto dell’età consentita. Attività di costante monitoraggio e di intervento per il rilascio dei baby combattenti, permetteranno di leggere sempre più frequentemente buone notizie come la liberazione dei bambini soldato in Myanmar.

Paola Longobardi

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