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Non sono soldati. Sono bambini

Il fenomeno dell’arruolamento di minori nelle file di jihadisti è ormai un dato di fatto. Alla luce di quanto succede nel mondo, Piattaforma Infanzia condanna questo crimine che colpisce l’umanità intera.

Un bambino che sa combattere, che è in prima linea nei conflitti armati, è un bambino perso ai fini della pace e dello sviluppo dei popoli. Noi di Piattaforma Infanzia crediamo che, oltre ad essere un crimine di guerra, l’arruolamento di minori, sia un crimine contro tutta l’umanità. E ogni giorno, purtroppo, sui media nazionali e internazionali, leggiamo sempre più frequentemente, notizie che parlano di bambini che imbracciano le armi.

Alcuni di loro sono davvero piccoli, avranno appena 7 anni e se non vengono utilizzati come combattenti, vengono addestrati come spie, infermieri, messaggeri o sfruttati a fini sessuali, come succede in particolare alle bambine.

Il fenomeno ultimo è quello dei ‘teenage fighters’ che, vengono adescati e arruolati attraverso il web dai combattenti dell’Isis. Ci siamo già occupati della questione quando abbiamo cercato di riportare sotto i riflettori dei media, la storia delle due adolescenti austriache che quasi un anno fa sono partite per la Siria senza più farne ritorno. Ma ci sembra doveroso tornare sull’argomento, per riflettere insieme ai nostri lettori sul fenomeno che sta prendendo sempre più piede nel nostro continente.

Alcuni la definiscono una sorta di ‘anti-crociata dei bambini’ e il significato di tutto questo va cercato nella storia di qualche secolo fa. Nel 1212, infatti, venne detto che la guerra santa dei cristiani stesse fallendo a causa dell’impurità dei soldati. Allora si decise di inviare lungo le linee di combattimento, un’armata di bambini. Forse possiamo individuare in quell’epoca l’inizio del fenomeno dei ‘bambini soldato’, che nel corso dei secoli non ha cessato di esistere.

Generalmente, quando si pensa ad un bambino soldato, vengono in mente paesi ben lontani dalla nostra tradizione culturale, ma nella realtà non è affatto così. E, al giorno d’oggi, anche a casa nostra, in Europa, il problema è esistente.

I jihadisti, infatti, sembra che identifichino nei bambini la purezza della fede e senza guardare l’età, arruolano tutti, preferendo adolescenti che provengono da paesi in cui il mondo arabo è abbastanza radicato.

Dall’inizio del conflitto in Siria, sono state numerose le violazioni del diritto internazionale, da entrambe le parti in causa: quella governativa e quella non governativa. E tra gli abusi più gravi, troviamo appunto l’arruolamento di bambini. Video e testimonianze ce lo confermano.

Humans Right Watch ha documentato e denunciato questa pratica dichiarando apertamente che i bambini vengono impiegati nei combattimenti. Stabilire il numero preciso non è semplice, ma 194 sono i minori maschi che hanno perso la vita nelle battaglie. Ma è solo un dato orientativo.

Il diritto internazionale umanitario parla chiaro e vieta severamente il reclutamento di bambini come combattenti o in ruoli di supporto. Divieto ribadito anche dal Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo, che la Siria ha ratificato nel 2003, e che non fa differenza tra eserciti statali e non statali.

Per questo, vogliamo chiedere al mondo intero l’immediata cessazione del reclutamento, arruolamento e impiego di minori come combattenti. Dalla Siria alla Nigeria, da Gaza al Myanmar, dal Congo all’Iraq. Dal paradiso all’inferno.

Paola Longobardi

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