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Nuova crisi umanitaria in Sud Sudan: 50mila bambini a rischio per malnutrizione

Tra i 500mila sfollati, a preoccupare di più sono i bambini: 50mila sono a rischio imminente di morte, anche per fame oltre che di malattie, mentre sono 9mila quelli reclutati come bambini soldato.

In Sud Sudan, ormai da tre anni, il governo nega l’accesso e quindi l’intervento delle organizzazioni umanitarie alle zone di crisi. Questo si traduce con migliaia di persone vittime civili senza alcun supporto sanitario e alimentare. Nonostante i colloqui di pace in corso, proseguono gli scontri, l’instabilità, e la mobilitazione delle forze armate. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite esprime profonda preoccupazione per lo sfollamento su larga scala della popolazione e per l’aggravarsi della crisi umanitaria.

Secondo il bollettino dell’Ocha, nel Sud Sudan rimangono oltre 1,4 milioni di profughi interni e circa 470mila persone sono fuggite dal paese per cercare rifugio in Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. A preoccupare moltissimo, sono i bambini, particolarmente vulnerabili nel contesto della guerra civile e 500mila di loro sono sfollati, mentre 50mila sono a rischio imminente di morte, anche per fame oltre che di malattie. E sono 9mila quelli reclutati come bambini soldato. Una situazione di vera emergenza che si aggrava giorno dopo giorno a causa anche del fatto che circa l’80% di tutti i servizi di base e sanitari sono forniti da organizzazioni non governative e che il loro accesso è tuttora limitato dalle azioni ostili e dagli attacchi contro operatori e convogli.

Ci troviamo di fronte a una di quelle che le Nazioni Unite definiscono situazione di emergenza di livello 3, ovvero il livello più grave di crisi umanitaria. Il Sud Sudan, purtroppo si colloca in una delle posizioni più alte nell’indice finale di valutazione globale in materia di vulnerabilità e crisi dell’European Commission Humanitarian Cilvil Protection (ECHO), infatti, subito dopo la Repubblica centrafricana troviamo il Sud Sudan. A tutto ciò si aggiungono anche le condizioni climatiche avverse: inondazioni, siccità e sfollamenti, mettono 7 milioni di persone a rischio insicurezza alimentare e 50 mila bambini rischiano la morte a causa della malnutrizione.

La Comunità Internazionale condanna fermamente gli scontri nel Sud Sudan e invita tutte le parti a deporre le armi e a cessare immediatamente le violenze che hanno causato morti, feriti e danni tra la popolazione civile nonché lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone dall’inizio della crisi che risala al mese di dicembre 2013.

Si stima inoltre, che le organizzazioni umanitarie internazionali, nel 2015 avranno bisogno di 16,4 miliardi di dollari per far fronte alle esigenze di 57,5 milioni di persone vulnerabili nel mondo. L’appello è lanciato direttamente dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), secondo cui le crisi nella Repubblica Centrafricana, in Iraq, in Sud Sudan e in Siria resteranno le principali priorità umanitarie e rappresenteranno ancora oltre il 70 per cento del fabbisogno complessivo dei finanziamenti.

Paola Longobardi

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