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Ogni giorno in India 2mila bambine vittime di aborti selettivi o omicidi

Un fenomeno che riserva al Paese il titolo di uno dei posti peggiori per nascere donna, nonostante l’esistenza di leggi che proibiscano il controllo del sesso prima della nascita. Negli ultimi tre decenni, il numero di bambine abortite è di 12 milioni.

Forse uno dei posti peggiori per nascere donna, attualmente l’India si classifica come uno dei luoghi più difficili da vivere per bambine e giovani adolescenti che risiedono in questo paese. Nel 2012, in occasione del G20, l’India si è aggiudicata il primo posto nella “classifica dell’orrore” a causa della condizione femminile, nota per vedere coinvolte donne e le ragazze alla vendita come schiave, all’essere date in sposa anche a dieci anni e per bruciate vive o abusate sessualmente. Statistiche della polizia locale, dichiarano che c’è una violenza sessuale contro le donne ogni 18 ore.

E per quanto riguarda le bambine, ogni giorno circa in duemila vengono uccise, perché la tradizione preferisce i figli maschi. A dichiarare questo, il ministro indiano per lo Sviluppo delle donne e dei bambini, Maneka Gandhi. La maggior parte delle bimbe, infatti, viene abortita o uccisa subito dopo la nascita. A fermare questa brutalità disumana, neanche le leggi che vietano chiaramente ai genitori di effettuare le analisi necessarie alla verifica del sesso del figlio, per cui, gli aborti selettivi sono molto diffusi in alcune zone della nazione, generando un calo significativo delle nascite di bambine negli ultimi anni.

Nel 2011, addirittura, uno studio di medicina sul fenomeno degli aborti selettivi, ha fatto emergere un dato preoccupante: 12 milioni di bambine indiane erano state abortite negli ultimi tre decenni. Un problema culturale legato all’immagine del maschio come risorsa per la famiglia a livello lavorativo ed economico, mentre le femmine vengono considerate come un peso e in diverse zone dell’India, questo sentimento è molto sviluppato.

Ma l’India è anche il paese delle rivolte e manifestazioni delle nuove generazioni, in difesa dei diritti al femminile, tanto da accendere l’attenzione mediatica locale e internazionale. Secondo Maneka Gandhi, la campagna governativa ‘Salva la figlia, educa la figlia’, lanciato lo scorso mese di gennaio, ha già portato dei risultati importanti.

In occasione della presentazione di questa importante iniziativa di sensibilizzazione, il primo ministro Narendra Modi, ha sporto critiche importanti ai medici, accusandoli tradimento contro la società. “Come società dobbiamo tutti essere consapevoli dell’importanza delle ragazze nella famiglia e nella comunità. Noi non abbiamo il diritto di eliminare le bambine”, ha dichiarato.

Porre fine agli aborti selettivi e alle violenze a cui sono costrette migliaia di bambine e giovani donne è una delle priorità in India, Paese ricco di tradizioni e culturali ma allo stesso tempo uno degli Stati emergenti, protagonista nel mondo anche per le capacità femminili, come quelle di Kalpana Chawla, prima donna indiana che ha viaggiato nello spazio. E mentre c’è chi arriva fino all’assenza di gravità, c’è chi vede negato il diritto alla vita solo perché donna.

‘Salva la figlia, educa la figlia’ è il programma governativo che coinvolge i 100 distretti in cui la percentuale di ragazze è inferiore a quella maschile. L’intento è quello di garantire l’applicazione delle leggi contro le pratiche di selezione del sesso e migliorare l’accesso all’istruzione delle bambine. I risultati ad oggi, sono un aumento del numero di bimbe negli orfanotrofi. Un dato dalla lettura positiva poiché risparmia la morte a tante piccole donne indiane.

Paola Longobardi

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