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Onu: piano per proteggere le minoranze etniche religiose

Lo annuncia Ban Ki-moon al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che per la prima volta affronta il tema. Puntare sull’educazione delle nuove generazioni potrebbe essere una delle azioni da intraprendere.

Le Nazioni Unite stanno mettendo a punto un piano d’azione per la prevenzione dell’estremismo violento e per la protezione delle minoranza etniche religiose in Medioriente”. Ad annunciarlo Ban Ki-moon, segretario generale dell’ONU in occasione del Consiglio di Sicurezza. Le troppe violenze nei confronti di donne, bambini e uomini appartenenti ad etnie minori, sta avendo in tutta la zona mediorientale un’escalation incontrollabile. Basti pensare solo alla compravendita di adolescenti yazide a cura dell’Isis o alle violenze perpetrate nei casi di rifiuto alla conversione religiosa. E per la prima volta il Consiglio di Sicurezza si riunisce per discutere questo tema.

Sono profondamente preoccupato per le migliaia di civili che oggi si trovano alla mercé dello Stato islamico – ha detto Ban Ki-moon. I miliziani uccidono sistematicamente quanti appartengono a minoranze etniche e religiose che non condividono la loro interpretazione distorta dell’islam e chiunque si opponga alla loro visione apocalittica. Infieriscono sulle donne e sui bambini con brutalità. Distruggono simboli religiosi e culturali che fanno parte del patrimonio dell’umanità”.

Crimini contro gli esseri umani che destano finalmente l’attenzione pubblica da parte della Comunità internazionale. Pronunciandosi in questo modo, il segretario generale ha sottolineato come le religioni debbano essere uno strumento di pace e non generare conflitti. Essenziale l’appoggio umanitario per rendere possibile la vivibilità dei propri luoghi di insediamento, questo uno degli obiettivi che verrà ribadito anche nel piano d’azione che verrà presentato a settembre a New York.

Una situazione catastrofica quella che stanno vivendo migliaia di famiglie in fuga dal Medioriente e c’è anche chi parla di un vero e proprio genocidio nei confronti di cristiani e yazidi. In Iraq, secondo i dati dell’Onu, c’erano 1,4 milioni di cristiani. Ne sono rimasti solo in 400mila.

La tolleranza tra le religione viene messa quindi al primo posto e garantirne il rispetto fa parte dell’azione da intraprendere a livello internazionale tra le parti in causa. Anche questo è un altro obiettivo discusso in sede di Consiglio, dove è stato sottolineato anche che bisogna assicurare alla giustizia internazionale i responsabili di questi terribili crimini contro l’umanità.

Tornare al rispetto dei diritti fondamentali, soprattutto per i bambini che in quell’area geografica vivono da anni condizioni di disagi estremi. Partire da loro attraverso un sistema di educazione adeguato, potrebbe essere la chiave di volta all’odio che genera forme di estremismo sempre più violento. Solo proteggendo le nuove generazioni sarà possibile prevenire ulteriori forme di odio e l’arma di questa guerra deve essere l’istruzione, con forme di educazione adeguata e contrapposte all’estremismo attuale.

Paola Longobardi

 

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