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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: 200 missioni nel mondo per curare i più piccoli

“Globalizzare la solidarietà significa trasferire conoscenze e competenze”, dichiara Mariella Enoc, presidente dell’ospedale pediatrico.

Oltre 30.000 ricoveri, 8.000 interventi chirurgici effettuati, per un totale di circa 200 missioni internazionali in 20 Paesi. Sono i numeri resi noti dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che negli ultimi anni di attività ha formato personale sanitario e realizzato strutture pediatriche per curare il maggior numero di bambini affetti da gravi patologie nel mondo. Fornire assistenza sanitaria nei luoghi più disagiati del mondo, è l’obiettivo dell’equipe di medici e infermieri specializzati, con il fine di fornire al personale sanitario locale, le competenze necessarie per proseguire il lavoro in autonomia. ‘Globalizzazione della solidarietà. Raggiungere i bambini più bisognosi’, il tema della conferenze e presentazione dati sui risultati raggiungi fino ad oggi. “L’Ospedale ha tra le sue missioni quella di andare a portare la sua conoscenza, la sua capacità di cura nei Paesi dove c’è più bisogno di solidarietà. In questi anni siamo riusciti a farlo con l’aiuto di molti sostenitori, a cui dobbiamo la nostra gratitudine. Il nostro obiettivo deve essere quello di aiutare a crescere le forze e le realtà locali, perché poi siano loro stesse a portare avanti queste iniziative. Globalizzare la solidarietà, nel nostro caso, significa soprattutto fare formazione, trasferire conoscenze e competenze”, spiega la presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc.

Cambogia, Vietnam, Tanzania, Haiti, Russia, Giordania, Macedonia, Cile, Venezuela. Nel tempo sono stati realizzati interventi di cooperazione sanitaria anche in Libano, El Salvador, Montenegro, Albania, Perù, Siria, Eritrea, Palestina, Benin, Kurdistan e Georgia. Sono questi i Paesi in cui i medici e infermieri dell’ospedale capitolino, operano in favore dei più piccoli e bisognosi. Migliaia i bambini con problemi cardiaci, affetti da HIV, con patologie neurologiche, neonatali e dermatologiche gravi e, in alcuni casi, molto rare. Alcuni piccoli pazienti sono stati sottoposti a interventi di chirurgia plastica e a trapianto di rene. Complessivamente sono state effettuate oltre 60.000 visite ambulatoriali, 8.000 interventi chirurgici e 30.000 ricoveri.

Grazie ad una serie di accordi internazionali, invece, oltre 100 bambini con patologie non trattabili nei loro Paesi di origine sono stati curati direttamente presso la struttura di Roma. Tra questi, 30 pazienti cardiopatici provenienti da Vietnam, Cambogia e Tanzania e 26 piccoli venezuelani, affetti da patologie onco-ematologiche, sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche. Formati anche 144 tra medici e infermieri provenienti da Paesi in via di sviluppo.

Un lavoro pieno di passione e dedizione che ha l’intento di portare benefici a migliaia di bambini che vivono in condizioni di disagio e vulnerabilità. Lì, in quelle parti del mondo, dove le condizioni di sopravvivenza sono sempre a rischio.

Paola Longobardi

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