News

Penitenziari per minori solo di nome: tra gli ospiti anche gli adulti

Adulti e minori insieme, percorsi di recupero sociale inadeguati per adolescenti. Un sistema che fa acqua da tutte le parti, ce ne parla la Polizia Penitenziaria.

Sono circa 300 in tutta Italia e sono suddivisi in una ventina di strutture sparse lungo il territorio nazionale. Stiamo parlando dei minori che hanno commesso reati e che si trovano all’interno di strutture penitenziarie. Un dipartimento, quello della giustizia minorile che fortunatamente non ha un altissimo tasso di presenze ma che comunque ha delle problematiche di gestione.

Da una recente notizia di cronaca, che riporta l’evasione di un ragazzo da un istituto penale di Torino, abbiamo deciso di approfondire la questione dell’ospitalità di minori in queste strutture per capire meglio come vivono e cosa fanno centinaia di ragazzi con la fedina penale compromessa. “I minorenni detenuti in Italia si trovano ad affrontare un sistema che dovrebbe permettere loro un recupero ma che in realtà non offre molto”, lo dichiara a Piattaforma Infanzia Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Quello che denuncia Capece, è un’organizzazione mal gestita, da più di un anno non c’è un capo dipartimento con nomina fissa. Per questo è difficile riuscire ad applicare una programmazione adeguata con percorsi di recupero volti veramente all’acquisizione della totale autonomia di ragazzi che hanno sulle spalle esperienze di un certo tipo.

Tra loro ci sono adolescenti che hanno anche commesso omicidi e senza una progettualità discussa e messa in pratica, non è possibile fornire a questi ragazzi degli strumenti adeguati per scegliere tra la legalità e l’illegalità”. Una situazione particolare, che fa riflettere sulla difficoltà del reinserimento sociale di soggetti a rischio emarginazione. “È difficile fare opera di persuasione alla base se non ci sono veri specialisti e se non si investono somme di denaro ingenti”, continua Donato Capece.

Ma uno dei più grandi problemi è l’accorpamento di ragazzi adulti negli istituti penali per minori. “È stato allargato l’ingresso anche agli ultra 25enni e questo ha creato non poche difficoltà di convivenza tra adulti e minori. Inoltre, l’adolescente subisce l’effetto di emulazione da parte dei grandi” e quello che viene spontaneo chiedersi è come sia possibile un reale recupero in condizioni del genere. Stando a quanto ascoltato dal sindacato, non c’è una programmazione ben definita e non c’è un piano strategico di una certa entità, si punta molto sui corsi di formazione, ma chi del delinquere ne ha fatto un modo di vivere, difficilmente pensa ad imparare un mestiere se non ha a disposizione un percorso che lo allontani dalla strada.

In queste strutture i ragazzi hanno il loro spazio, vengono educati a vivere in comunità ma bisogna scavare al loro interno per recuperare veramente soggetti figli della criminalità organizzata. “Ci vorrebbe una riforma di un certo spessore, per cui i ragazzi stessi vanno collocati nei giusti istituti sulla base dell’età e del reato. Molti hanno reati importanti sulle spalle e convivere tra di loro non è semplice”.

Paola Longobardi

Indietro