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Più protezione dall’uso militare delle scuole

Ogni giorno nel mondo migliaia di studenti rischiano la vita per un diritto fondamentale, quello all’istruzione. Dalle Nazioni Unite le linee guida che rafforzano i principi da rispettare nei conflitti.

Migliorare la protezione di scuole e università affinché non vengano utilizzate per fini militari durante i conflitti armati. Contrastare le forze governative e gruppi armati non statali nella conversione di centri educativi in basi strategiche e militari. Non utilizzare le scuole come postazioni di tiro o come nascondigli di armi e munizioni. Sono questi alcuni dei punti fondamentali discussi presso le Nazioni Unite alla fine dell’anno che si è appena concluso. Temi importanti e quanto mai attuali. La cronaca dei fatti del mondo, ci fa rendere conto, purtroppo, che questo non è un argomento a noi lontano.

I conflitti armati che si combattono oggi, in modo convenzionale o non, vedono quasi ogni giorno il coinvolgimento in atti bellici di strutture dedicate all’istruzione e all’infanzia. Nonostante il Diritto Internazionale Umanitario parli chiaro e con questo anche le Convenzioni, 29 Paesi hanno aderito all’adozione e divulgazione di Linee Guida sul miglioramento della protezione delle scuole.

Ogni giorno nel mondo migliaia di studenti rischiano la vita per un diritto fondamentale, quello all’istruzione. In Siria, circa 1000 scuole sono state usate come prigioni e luoghi di tortura. In Somalia, nel 2010, un ordigno ha colpito una classe, uccidendo numerosi bambini. Nel 2013 in Nigeria, un uomo armato ha appiccato il fuoco a un dormitorio pieno di ragazzi, sparando a quelli che tentavano di fuggire. Ed è solo di un paio di mesi fa la notizia dell’attentato della scuola in Pakistan, dove sono morti 150 minori.

Sempre più esposti a rischi e pericoli, le scuole sono diventate obiettivo di attacchi. La Global Coalition ha esaminato gli attacchi avvenuti contro l’istruzione superiore in 28 Paesi e in alcuni casi, lo scopo era quello di distruggere nuove idee e innovazione, in altri, invece, l’obiettivo era quello di impedire la crescita dei movimenti di opposizione, limitare le proteste politiche o la discussione di argomenti delicati.

Tra il 2009 e il 2012 i Paesi più colpiti sono stati Afghanistan, Colombia, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Israele/Palestina, Libia, Messico, Pakistan, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. In ciascuna di queste nazioni si sono avuti almeno 500 episodi di attacchi o di uso militare di strutture scolastiche, 500 le vittime che nei casi peggiori sono arrivate addirittura a 1000.

Le linee guida esortano tutte le parti in conflitto a non utilizzare scuole o università per qualsiasi scopo a sostegno dello sforzo militare. Queste, che sono il risultato di consultazioni di tre anni, non intendono cambiare il diritto internazionale, ma sottolineare una condotta di buone pratiche da parte delle forze e gruppi armati.

Nel 2015 la Norvegia ospiterà una conferenza internazionale, durante la quale i paesi potranno approvare le linee guida e prendere impegni specifici per inserirli nella loro dottrina militare nazionale e politica.

Paola Longobardi

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