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Poche nascite in Italia: la crisi? Una leggenda

L’Istat pubblica il rapporto sul calo delle nascite e la Coldiretti dà la colpa alla crisi. Ma non si può ricondurre tutto a questa. Lo spiega a Piattaforma Infanzia il Professor Stefano Zamagni.

Calano le nascite in Italia e rispetto al 2013, secondo l’Istat, sono stati 509 mila i bambini nati. Cinquemila in meno rispetto al 2013. Secondo il rapporto ‘Indicatori demografici-2014’, divulgato oggi dall’istituto di ricerca, ci troviamo davanti ad un livello così basso nella storia del nostro paese che neanche ai tempi dall’Unità d’Italia era così. La fecondità nazionale è tornata ad una situazione analoga a quella del 2007, aumentando il divario rispetto alla media degli altri paesi europei.

Per capire le cause di questo calo importante, Piattaforma Infanzia ha chiesto l’opinione di Stefano Zamagni, Professore della Scuola di Economia, Management e Statistica dell’Università di Bologna, nonché Direttore tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia e Presidente del Comitato tecnico scientifico.

La diminuzione del tasso di fertilità italiano è una delle grandi novità che caratterizzano il nostro periodo – spiega il Professore – Nessuno studioso fino a un quarto di secolo fa era stato in grado di anticipare questo fenomeno, eppure l’Italia era nota nel mondo proprio come un paese ad alto tasso di fertilità”.

Ma quali sono allora le cause di questo netto calo? Secondo il direttore tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, sono essenzialmente tre.

La prima è da ricondurre al basso tasso di partecipazione delle donne italiane nel mondo del lavoro. “Questa è una delle grandi cause dell’abbassamento del tasso di fertilità. In altri paesi europei, dove la partecipazione lavorativa delle donne è oltre il 75%, la percentuale della fertilità è pari al 2,4 – 2,5%. Quasi il doppio rispetto all’Italia”. Dichiara il professor Zamagni che ci spiega anche come nella nostra cultura il lasciare le donne a casa potesse essere comportamento positivo per favorire appunto le nascite. Invece nel corso degli anni è avvenuto proprio il contrario. “Bisogna modificare radicalmente questa struttura perché le donne come ogni altro essere umano hanno il desiderio sia di generare la vita sia di esprimersi nel mondo del lavoro. Costringere le donne a scegliere tra vita lavorativa e vita familiare porta come conseguenza l’abbassamento del tasso di fertilità”.

La seconda causa del fenomeno, invece, secondo Zamagni, è da condurre al modello di welfare del nostro paese. Modello che “è riferito alla singola persona che non ha come punto di riferimento la famiglia. Il welfare deve avere come sua unità di riferimento la famiglia, non il singolo. Bisogna cambiare e orientarsi quindi sempre di più verso la famiglia non considerando solo l’individuo”.

L’ultima causa è legata ad una visione della vita orientata sempre di più verso un individualismo libertario. Filosofia nata in America dopo la guerra e che da noi è arrivata negli anni ’80, “l’individualismo libertario ci dice che ognuno deve fare quello che vuole, che per essere liberi non bisogna avere legami. Generare figli significa generare un legame” e quindi, per essere davvero liberi non si devono avere figli”.

Dalle parole del Direttore tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, possiamo quindi dedurre e confermare che se nel nostro paese non nascono più bambini, la colpa non è della crisi, che ha solo accelerato un processo già in atto. Infatti, “il calo del tasso di fertilità è cominciato 25 anni fa e quando ancora la crisi economica non esisteva”, conclude il Professor Zamagni che guarda al futuro certo che presto ci sarà un cambio di rotta.

Paola Longobardi

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