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Povertà come negazione dei diritti del bambino

A Roma il seminario sulla povertà, l’esclusione sociale e l’abbandono scolastico dei minori.

Questo seminario ha l’obiettivo di proporre politiche di contrasto alla povertà dei bambini e delle loro famiglie. La povertà impedisce a milioni di bambini di crescere felici e, una volta diventati adulti, gli impedisce di avere le stesse opportunità di chi povero non lo è mai stato”. Esordisce così Letizia Cesarini Sforza, vicepresidente di EAPN (European Anti Poverty Network), all’incontro che si è tenuto oggi a Roma. ‘Non lasciamoli indietro! Abbandono scolastico, povertà, esclusione sociale’, il titolo del seminario europeo che ha visto partecipare numerose personalità del mondo delle Ong e Associazioni di volontariato. Le statistiche ci dicono che, in una famiglia, più i genitori sono scolarizzati più basso è il rischio di povertà. La scuola assume dunque un ruolo fondamentale a lungo termine e diventa uno degli strumenti principali per ottenere successi duraturi contro la povertà e l’esclusione sociale.

Dal 2014 al 2020 “saranno investiti 800milioni di euro, 100 milioni l’anno. I primi investimenti sono avvenuti nel 2014 per la distribuzione di beni alimentari e di abbigliamento”, dichiara Nicoletta Teodosi, presidente Cilap Eapn Italia. “Al momento l’unico intervento attivato è stato quello della distribuzione alimentare e distribuzione di abbigliamento, per gli obiettivi futuri, le attività non sono ancora state avviate”. Obiettivi che prevedono l’acquisto di libri e materiale scolastico, il rafforzamento degli interventi per gli studenti che vanno in scuole fortemente deprivate o che si trovano in aree periferiche (montagna o difficilmente raggiungibili dai servizi pubblici) e in quei quartieri compromessi. “Favorire programmi e progetti di lungo periodo e progetti con scadenze brevi in relazione con i piani operativi regionali e nazionali per l’inclusione sociale”, dichiara ancora Nicoletta Teodosi.

Il 28% della popolazione europea infantile è in povertà e le divergenze tra i vari stati sono sempre più ampie e in crescita. Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto un impegno sempre maggiore dell’Unione europea per i diritti dei bambini”, a dirlo è Agata D’Addato, Eurochild, aggiungendo che bisogna “cercare di mettere tra le nostre priorità politiche investimenti economici sui bambini e le famiglie”. Tutto questo può essere tradotto in riforme dell’istruzione e della scuola,le quali devono avere un ruolo centrale. “Tutti devono avere il diritto di accesso ai mezzi, ai beni essenziali, al cibo. Questo aprirebbe una strada certa verso un miglioramento. Riforme che apportino dei cambiamenti strutturali alla società in modo che questa diventi sempre più resiliente e sostenibile”, conclude la D’Addato.

Il disagio dell’infanzia è uno degli impegni primari della nostra organizzazione, ce ne occupiamo in Italia, in Europa e in alcune zone del mondo”. Alessandra Pavani della Fondazione L’Albero della Vita, fotografa la situazione della povertà legata all’infanzia in Italia. Nel 2007 erano 482mila i bambini in povertà assoluta, nel 2012, 723mila, mentre nel 2013 il numero sale fino a 1.434mila, con un incremento al sud, pari al 19%.

La povertà allontana e nega l’accesso ai diritti del bambino, ovvero a tutte le esperienze fondamentali e normali per i bambini, che possono favorire la sua crescita e il suo benessere. Diritto allo sviluppo, diritto alla partecipazione culturale, sociale e tutti gli altri diritti sanciti dalla Convenzione a loro dedicata”, continua Alessandra Pavani.

Quando si parla di povertà molti hanno l’idea che bisogna pensare all’alimentazione, alle cose materiali che mancano. Anche l’educazione fa parte della povertà quando manca. Parlare della qualità dell’istruzione è parlare della qualità della società. La povertà dell’infanzia non è uno scandalo per chi la vive, ma per tutto il mondo. E per i bambini stessi”, conclude Cesare Moreno, Maestri di Strada Onlus.

Paola Longobardi

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