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Povertà minorili: come superare l’emergenza

Disinvestire nell’infanzia è improduttivo anche a livello economico. Per far fronte all’emergenza è necessaria una cabina di regia unica, con politiche di welfare rigenerativo e lasciando alle spalle l’assistenzialismo.

Si è tenuto ieri a Roma l’incontro sulle povertà minorili. Presso la sede del Partito Democratico, l’onorevole Vanna Iori ha presenziato un tavolo di discussione sull’analisi delle criticità e delle prospettive politiche relative al miglioramento della povertà che riguarda bambini e adolescenti in Italia. Numerose le organizzazioni di settore presenti all’appuntamento per parlare di un’infanzia che necessità di interventi regolati a livello nazionale da una cabina di regia unica.

Ad aprire i lavori, l’introduzione dell’onorevole Iori, che ha affermato come il disinvestire nell’infanzia risulti improduttivo a più livelli, compreso quello economico.

Presente all’incontro anche Alessandra Maggi, presidente dell’Istituto degli Innocenti, la quale ha illustrato i punti principali per intraprendere un percorso d’uscita dalla situazione emergenziale attuale. “E’ necessario riequilibrare la spesa inserendo maggiori risorse per le famiglie e i bambini, riservando particolare attenzione al divario tra nord e sud”, dichiara Alessandra Maggi la quale afferma anche che è importate raggiungere i livelli di media europea. Armonizzare le misure di sostegno al reddito puntando ad una efficacia delle stesse e ad una razionalizzazione dei criteri di accesso, è un altro dei punti evidenziati dalla Maggi che insiste molto anche sull’estensione dei servizi educativi per la prima infanzia oltre al potenziamento delle mense scolastiche. “In molti casi il pasto alla mensa della scuola è l’unico del giorno per molti bambini. Permettere a tutti l’accesso ad una sana alimentazione migliorerebbe l’apporto calorico necessario a tutti quei bambini che vivono in povertà”, continua l’esperta dell’Istituto degli Innocenti. Secondo le raccomandazione della Commissione europea, è fondamentale investire sull’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale, garantendo l’accesso di qualità ai servizi e il diritto a partecipare alla vita sociale anche per i bambini.

L’appello è dunque quello di tornare al più presto ad una strategia nazionale, tesi sostenuta anche da Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan, che fonda il suo intervento su una razionalizzazione delle risorse e su un welfare rigenerativo.

Passano gli anni ma non cambia la situazione – dichiara Vecchiatoi bambini poveri sono raddoppiati nell’arco di tre anni e le istituzioni non riescono ad arginare l’impoverimento”. Secondo il direttore della Fondazione Zancan, con l’aumentare della povertà sono aumentate anche le disuguaglianze e le opportunità di riscatto dei figli dei poveri. “I figli rinfacciano ai genitori di vivere in un mondo che non offre loro opportunità e vedono morire le speranze per il futuro”.

Ma come è possibile uscire da questa emergenza? “Abbiamo metodi e strategie che cronicizzano i problemi, abbiamo politiche sociali centrate sull’assistenzialismo ma queste non potano i risultati che dovrebbero portare”. È necessaria dunque un’inversione di rotta: la lotta alla povertà non si vince con i trasferimenti economici ma attraverso un approccio rigenerativo non rendendo le persone assistite e creando nuove opportunità anche a livello economico, reinvestendo le risorse a disposizione. “La povertà nella prima infanzia ha bisogno di un superamento dell’idea attuale di aiuto. Non dobbiamo più guardare ai diritti individuali, ma a quelli di tutti per migliorare la situazione complessiva. Concorrere a rigenerare, è questa la chiave della soluzione”, dichiara Tiziano Vecchiato.

Nei nostri interventi a contatto con la povertà e il disagio abbiamo compreso che assicurare accesso alle esperienze fondamentali per la costruzione del proprio benessere è la chiave per favorire lo sviluppo di bambini e ragazzi, delle famiglie e delle comunità di appartenenza”, afferma Alessandra Pavani, Responsabile Ricerca & Advocacy, Fondazione L’Albero della Vita. “In chiave di contrasto alla povertà, la famiglia sia al centro delle politiche come soggetto attivo, protagonista del superamento della propria fragilità in modo duraturo, ove il benessere dei bambini sia perno dei ragionamenti del proprio progetto di rinascita e metro di misura del superamento della povertà nel nostro Paese. In chiave preventiva, è necessario investire in pari condizioni di partenza, a partire dalla vita cognitiva e relazionale di un bambino dai suoi primissimi anni, al fine di garantire un alto ritorno in qualità e successo per la sua vita e per lo sviluppo di tutta la società in termini di educazione, salute e produttività. Non investire graverà pesantemente sulla società per generazioni. L’Italia dispone di servizi, risorse umane ed economiche per fronteggiare le diverse forme di fragilità, si punti a una loro efficace riorganizzazione in base a tali priorità”.

Paola Longobardi

 

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