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Punizioni corporali sui bambini: Benin e Andorra dicono no

Vietate sia in ambito scolastico che domestico, altri due Stati si aggiungono alla lista globale contro le punizioni corporali in nome della disciplina.

Per tutti i bambini e i ragazzi, la scuola e la famiglia sono luoghi di apprendimento e crescita. Ma ancora oggi, in diverse parti del mondo la loro sicurezza è a rischio a causa delle punizioni corporali che in alcuni Stati sono addirittura consentite dalla legge. Ma oggi Piattaforma Infanzia intende dare una buona notizia. Benin e Andorra hanno aderito alla lista di Stati che vietano le punizioni corporali, portando così a 46 i Paesi nel mondo che hanno aderito a questo divieto. In tutto 7 in Africa mentre in Europa 28, i codici approvati prevedono che sia i genitori che gli insegnanti o altre istituzioni locali, rispettino la dignità umana del bambino.

Ogni giorno, infatti, ragazzi e adolescenti affrontano diversi pericoli nella loro quotidianità e oltre ai rischi che corrono in strada in alcune zone difficili del mondo, il pericolo risiede anche nelle scuole. Spesso soggetti a violenze, minacce e aggressioni, oltre ai danni fisici, quelli psicologici legati anche a umiliazioni pesanti. In nome della disciplina infatti, possono essere frustati o picchiati e il risultato di tutto questo è il grande numero di allontanamenti dalla vita scolastica.

Ma oggi possiamo dire che Benin e Andorra abbiano fatto un grande passo in avanti e la speranza è che altri Paesi intraprendano lo stesso cammino di riforma. “Lo Stato farà in modo che la disciplina all’interno della famiglia, a scuola e in altre istituzioni pubbliche o private non comporti punizioni corporali o qualsiasi altra forma di trattamento crudele o degradante”. È quanto si legge nel codice di legge del Benin.

In Andorra, invece, il governo aveva dichiarato da tempo la protezione dei bambini da questo genere di punizioni, ma non c’era ancora alcun divieto esplicito. Oggi il codice penale è stato modificato e conferma le disposizioni contro ogni tipo di lesione nei confronti dei più piccoli. “I genitori o altre persone legalmente responsabili di un bambino assicureranno che la disciplina venga eseguita in modo tale da garantire che un trattamento umano. Se necessario, è possibile punire il bambino ma in nessun caso, la punizione deve costituire una violazione dell’integrità fisica o trattamenti inumani e degradanti”.

Un rapporto delle Nazioni Unite, qualche anno fa, ha denunciato le terribili conseguenze delle violenze corporali in ambito scolastico che rappresentano il principale indicatore della depressione infantile. Inoltre, in casi in cui le violenze si sono perpetrate anche in ambito domestico, è stato constatato come nei bambini scattasse un meccanismo di blocco dello sviluppo delle capacità sociali. Le vittime di violenza in ambito scolastico riportano una serie di conseguenze specifiche sulla sfera emotiva e sul comportamento e generano inoltre un tasso elevato di abbandono degli studi.

L’istruzione è un diritto umano ed è obbligo dello Stato garantire un ambiente sicuro ad ogni bambino.

Paola Longobardi

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