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Quando il kamikaze è un minore

Storie di bambini vittime di un sistema ostile ma che riescono anche a fuggire ingannando i terroristi.

Una bambina. Era solamente una bambina. E l’ipotesi è che fosse collegata ad un telecomando che azionasse l’esplosione. Stiamo parlando della tragedia che è avvenuta in Nigeria, dove una piccola di appena 10 anni, si è fatta esplodere in un attacco suicida all’ingresso del mercato della città, nell’ora di punta. Drammatico il bilancio. Si parla di 19 morti e 18 feriti e quello che agli occhi di tutti risulta ancora più drammatico, è che l’attentatore fosse un minore. Sono circa le ore 13:00 a Maiduguri, e centinaia di persone sono al mercato nella capitale dello Stato di Borno, considerata roccaforte dei terroristi islamici di Boko Haram. La bambina era stata fermata all’ingresso dai sospetti del capo della sicurezza perché il metal detector aveva rilevato qualcosa di strano. E’ proprio in questo momento che avviene l’esplosione. La deflagrazione, probabilmente avvenuta a distanza con un telecomando controllato da qualcuno, ha causato diversi morti e feriti. Tra cui l’attentatrice stessa. Un fenomeno quello dei ‘baby kamikaze’, che purtroppo non è nuovo ai nostri occhi. Sempre in Nigeria, infatti, è di qualche ora fa, un’altra notizia analoga, dove questa volta sono due le bambine che hanno compiuto lo stesso atto omicida/suicida. Il bilancio di morti e feriti è ancora provvisorio, ma non rimane più tale quello di minori impiegati dai terroristi per commettere atti del genere. I primi bambini ad essere impiegati nell’esercito dei kamikaze li abbiamo visti in Afghanistan. Minori vittime del fanatismo e strumentalizzati per scopi terroristici. La maggior parte delle volte, la causa di tutto questo si traduce nella parola povertà. Purtroppo le famiglie che non riescono a sostenere i propri figli, spesso li affidano a scuole definite religiose dove viene loro insegnata l’obbedienza in maniera dogmatica e vengono indottrinati al coinvolgimento degli altri. L’utilizzo dei bambini-kamikaze colpisce l’animo di tutti: i bambini rappresentano l’emblema dell’innocenza e del rispetto, il loro uso in azioni terroristiche non può che generare sdegno, ancora di più perché la stessa religione musulmana non parla in alcun modo di kamikaze ne dell’uso dei bambini in questo senso. Per fortuna però, qualcuno riesce a salvarsi e a scappare da trappole psicologiche e situazioni particolarmente difficili. È il caso di Asid, 14enne che è riuscito ad ingannare l’Isis. Asid era stato reclutato dai jihadisti per farsi esplodere in una moschea sciita in Iraq. A raccontare questa fantastica storia, vissuta tra la Siria e l’Iraq, è stata la tv satellitare al Arabiya. Il ragazzo, prelevato dalle milizie jihadiste dello Stato islamico a nord della provincia siriana di Aleppo, è stato portato a Mosul in Iraq e quindi a Baghdad dove avrebbe dovuto farsi saltare in aria. E proprio nei pressi di questa moschea, Asid cambia il suo destino e invece di azionare la cintura esplosiva si dirige senza esitazione verso gli agenti di polizia e si consegna. Qui nessun telecomando a distanza ha potuto generare esplosioni. E l’unica cosa che si accende in questo caso è la speranza che aumenti il numero di piccoli coraggiosi come Asid.

Paola Longobardi

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