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Quando lo sport diventa un mezzo di cooperazione internazionale

Portare giovani sportivi italiani in paesi in difficoltà per insegnare le attività ai bambini. È il progetto di volontariato internazionale del Centro Sportivo Italiano.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Di unire la gente. Parla una lingua che tutti capiscono”, lo sosteneva Nelson Mandela e anche noi oggi possiamo affermare che lo sport può creare la speranza dove la disperazione impera.

Sulla scia di Madiba, oggi parliamo delle potenzialità che lo sport racchiude in sé. Uno strumento di coesione che se utilizzato a fini solidaristici, può portare risultati grandiosi. Ne abbiamo parlato con Massimo Achini, Presidente del Centro Sportivo Italiano, che dal 1998 svolge attività di cooperazione internazionale sportiva. Haiti, Camerun, Ruanda, Albania, sono i paesi che ormai ospitano abitualmente giovani italiani under 35 che partono per insegnare un’attività sportiva e per far giocare i bambini di questi paesi. Minori che vivono situazioni di difficoltà e che il più delle volte si trovano ai margini della strada.

Nel mondo ci sono una quantità infinita di bambini che non hanno il diritto di giocare”, dichiara a Piattaforma Infanzia Massimo Achini, che parla dello sport come valore aggiunto, con potenzialità educative multiple. “Portate nelle periferie del mondo un pallone come segno di speranza. Lo disse al CSI Papa Bergoglio in occasione dei 70 anni della nostra associazione – dichiara il presidente CSIe portare lo sport in contesti difficili, significa veramente regalare ai bambini una speranza e restituire loro il diritto al gioco”.

L’anno scorso sono stati 42 i giovani italiani partiti come allenatori e animatori. Destinazione Haiti per tre settimane, obiettivo far giocare tantissimi bambini. “Abbiamo formato anche 140 allenatori haitiani, per garantire che le attività si potessero poi svolgere anche senza di noi”, continua Achini.

Tutto mira a togliere dalla strada e dai margini sociali bambini e adolescenti. “Il 16 agosto di ogni anno, in occasione della Giornata Nazionale dello Sport ad Haiti, organizziamo un evento rivolto a tutti i bambini di strada, circa 3mila, presso lo stadio di Port-au-Prince, che stranamente il terremoto non ha buttato giù”, racconta ancora il presidente. Un evento dove all’insegna del gioco e dello sport, centinaia e centinaia di bambini possono urlare a squarciagola la loro voglia di diritti e di essere minori nel modo giusto.

È in Ruanda invece la realizzazione di un campetto di basket, proprio ai confini con il Congo e qui l’intento è quello di unire i bambini dei due popoli. Diversi i progetti in cantiere e anche i campioni italiani che decidono di appoggiare iniziative del genere, come Andrea Zorzi, ex pallavolista italiano ed Emiliano Mondonico, allenatore di calcio che partirà l’estate prossima insieme ai ragazzi che si renderanno disponibili per questa esperienza di volontariato internazionale.

Paola Longobardi

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