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Quei minori al buio delle carceri israeliane

Da un rapporto pubblicato dalla Commissione per gli Affari dei Prigionieri, risulta che 95 bambini palestinesi sono in condizioni preoccupanti nel carcere israeliano di Ofer. Ma non sono gli unici ad essere detenuti.

Delle condizioni dei minori nei Territori Palestinesi ne abbiamo parlato in diversi redazionali, ma ancora una volta ci sentiamo in dovere di pubblicare un articolo che parla dei troppi bambini e adolescenti che a causa degli interventi militari israeliani, sono costretti a vivere in condizioni di grande difficoltà, spesso impossibilitati all’accesso allo studio, ma ancora peggio, costretti a trattamenti disumani nelle prigioni israeliane.

Da un rapporto pubblicato dalla Commissione per gli Affari dei Prigionieri, risulta che 95 bambini palestinesi sono in condizioni preoccupanti nel carcere israeliano di Ofer, dall’inizio dell’anno in corso. Dunque continuano le persecuzioni e gli arresti di minori che, sempre stando a quanto pubblicato nel rapporto, risultano essere ancora 300 quelli detenuti e 95 di loro sono condannati ad una detenzione dai sei mesi ai tre anni. Parliamo di bambini che sono appena adolescenti di 12 e 13 anni che vengono sottoposti non solo a pressioni psicologiche, ma anche a torture, percosse e maltrattamenti durante le fasi di detenzione e interrogatorio. Soli e impauriti, senza la possibilità di avere un genitore o un proprio tutore al fianco, nel pieno di una di quelle che viene definita come ‘grave violazione dei diritti fondamentali di un minore’.

Più volte rapporti di organizzazioni umanitarie e commissioni speciali, hanno confermato come le autorità israeliano non rispettino gli standard internazionali quando si tratta di minori e che non esistono in tutto lo Stato di Israele, dei tribunali speciali a loro dedicati.

I bambini palestinesi vengono arrestati il più delle volte in incursioni notturne e secondo Defence for Children International-Palestine, dal 2000 al 2013, più di 8.000 bambini palestinesi sono stati arretati. Durante lo scorso anno, circa 1.266 gli arresti. Ma quali le accuse inferte a questi bambini? A volte vengono definiti ‘terroristi’, altre volte il pretesto per l’arresto è il lancio di sassi, un crimine che secondo la legge militare di Israele, può essere punibile fino a 20 anni di carcere.

La politica israeliana di arresto dei minori ha uno scopo chiaro, quello di privare la Palestina dell’energia delle generazioni future e spezzare alla radice la resistenza della popolazione contro l’occupazione militare. Ma questo è solo l’unico modo per continuare ad alimentare astio e odio. Colpire i bambini significa anche annientare padri e madri, intimorirli dal pensiero dalla possibilità che i figli subiscano violenze e abusi, oltre al fatto che spesso, i genitori dei minori palestinesi non vengono neppure a sapere in quale prigione siano stati rinchiusi i propri figli.

Paola Longobardi

 

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