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Questione palestinese: 65 anni di privazioni e migrazioni forzate

Qual è il futuro delle nuove generazioni? È la domanda che ogni giovane palestinese porta dentro al proprio cuore. A 65 anni dalla grande migrazione forzata, ancora non si trova una soluzione alla questione palestinese.

E’ il 15 maggio del 1948 quando i rifugiati palestinesi cominciano il loro viaggio che non trova ancora fine. Conflitti, occupazioni, embarghi hanno privato queste persone di diritti e dignità, costrette a subire da 65 anni ogni genere di privazioni. Le nuove generazioni continuano a nascere ma vivono in condizioni di disagio e vulnerabilità che non offrono grandi prospettive per il loro futuro.

Viviamo nel campo rifugiati da quando sono nata. Niente cambia. Ci spostiamo solo da un campo ad un altro. Io voglio che ci sia una giusta soluzione alla questione dei rifugiati. Se il problema dei rifugiati continua, rimarremo sparpagliati, senza uno stato, una regione e senza identità. Voglio che i miei bambini vivano in un ambiente stabile, senza ulteriori migrazioni e privazioni. Finché saremo rifugiati, andranno avanti le distruzioni e bombardamenti e le nostre vite saranno terribili. Una giusta soluzione per noi sarebbe avere uno stato, un nome e un’identità come gli altri paesi. Vogliamo vivere al meglio la nostra vita come tutti”. È la testimonianza di una ragazza di Gaza raccolta da Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite creata per fornire aiuti di emergenza e sviluppo umano ai rifugiati palestinesi. Nata in uno dei campi profughi e ancora lì, quella di Yusra è la voce di tanti giovani che vivono la stessa condizione da quando sono venuti al mondo. “I rifugiati palestinesi, a partire dalla catastrofica migrazione del 1948, sono costantemente in viaggio e rimangono, ad oggi, un popolo disperso, da sempre in cerca di una soluzione al loro esilio e alle espropriazioni subite”, riprende così le parole dei rappresentanti internazionali dell’organizzazione, Marina Calvino, Segretario Generale di Unrwa Italia. Secondo le parole del Commissario Generale, Pierre Krähenbühl, “i rifugiati palestinesi non hanno bisogno solo di aiuto. Serve loro una giusta soluzione”.

Sono tantissime le storie di bambini, adolescenti e giovani donne e uomini che cercano il loro posto nel mondo. Piattaforma Infanzia periodicamente cerca di porre l’attenzione sulla questione dell’infanzia e dell’adolescenza dei palestinesi e a 65 anni dall’inizio del loro esilio, non potevamo non tornare sull’argomento, nella speranza che la Comunità internazionale si attivi per il riconoscimento dei diritti di un popolo provato da sempre. “È mio diritto, come ogni altro essere umano, di vivere e insegnare ai miei bambini l’amore per la Palestina. Abbiamo avuto troppe privazioni. Aspettare per altri 65 anni il ritorno in Palestina non è giusto. Noi veniamo dalla Palestina e, nonostante tutte le difficoltà che incontriamo, vogliamo una giusta ed equa soluzione alla causa dei rifugiati palestinesi”. Così Shadi che viene dal campo di Yarmouk in Siria, esprime le sue speranze per il futuro dei propri figli. Bambini che nascono e vivono senza aver visto altro, senza la possibilità di costruirsi quel futuro tanto sperato dalle generazioni precedenti e che nonostante tutto, ancora è alimentato nei loro cuori. Come in quello di Basah, 13 anni che vive in Siria.  “Frequento le settima classe alla scuola di Haifa. Come rifugiato palestinese, è mio diritto quello di avere una patria di origine chiamata Palestina, con Gerusalemme est come capitale. È mio diritto vivere in questa terra. Vorrei una giusta soluzione alla nostra causa”.

Quella palestinese è ad oggi uno dei uno dei più lunghi e irrisolti casi di migrazione forzata della storia recente.

Paola Longobardi

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