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Scontri tra Libano e Israele: preoccupazione per nuova ondata di violenze

I recenti scontri al confine tra Libano e Israele, aumentano l’allerta sicurezza. A rischio gli aiuti umanitari. E’ alta la preoccupazione per la condizione dei bambini.

L’Italia, nell’esprimere forte preoccupazione per le gravi tensioni in corso lungo la linea di demarcazione tra Libano e Israele, auspica che si ponga fine ad atti di violenza e azioni militari nel sud del Libano e che si torni alla normalità secondo le regole stabilite dalla Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”. All’indomani degli ultimi scontri avvenuti nel sud del Libano, le parole del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, esprimono i timori che anche le organizzazioni internazionali presenti sul posto provano.

Dall’esplosione del conflitto siriano, il Libano, accoglie oltre un milione e mezzo di rifugiati, e un gran numero di questi è composto da bambini. Lo stato di estremo bisogno non fa abbassare mai la guardia sulle condizioni che i più piccoli si trovano a dover affrontare. Proprio per questo, a seguito degli scontri esplosi lungo la linea di confine tra il Paese dei Cedri e Israele, Intersos lancia l’allarme. La situazione presenta un’allerta sicurezza molto alta e da Sheeba, fa sapere l’organizzazione umanitaria, gli scontri avvenuti tra Israele e Hezbollah nell’area di competenza delle forze Unifil, stanno impedendo agli operatori di soccorrere la popolazione locale e le migliaia di rifugiati siriani.

Una situazione che preoccupa molto e che è quotidianamente messa a dura prova a causa delle difficoltà di assistenza per l’abbondante numero dei profughi siriani stanziati proprio lungo il confine tra i paesi. “Nessuno può muoversi, la situazione è troppo pericolosa, si sentivano i razzi cadere sulla città”. Sono le parole di Simona Canova, project manager Intersos.

Quello che più preoccupa, è che una nuova ondata di violenze, possa peggiorare la situazione di migliaia di bambini che ogni giorno lottano per sopravvivere alla fame, al freddo e alle malattie.

Il 52% dei rifugiati siriani, infatti, ha meno di 17 anni e vive in uno stato di vulnerabilità e povertà assoluta che si somma alle difficoltà politiche ed economiche del paese ospitante, per cui, anche l’accesso ai servizi di base è difficile. L’inasprimento del clima politico e l’escalation di nuove violenze, potrebbero aggravare ancora di più la situazione umanitaria e le conseguenze sulla popolazione assumerebbero un carattere catastrofico.

Come in tutti i conflitti, la difesa dell’infanzia è ancora una volta a rischio e a farne le spese più salate, troviamo i bambini.

Paola Longobardi

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