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Se gli adolescenti si arruolano con l’Isis la colpa è dei media

Arruolati via web, sempre più adolescenti scelgono di andare a combattere con l’Isis. Piattaforma Infanzia affronta questo problema allarmante con il Presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, Fulvio Giardina.

Assistiamo ad un fenomeno piuttosto diffuso in Europa: l’adescamento via web di adolescenti da parte di gruppi terroristici, in particolare da parte dell’Isis. Cosa scatta nella mente di un adolescente che nasce e vive in Europa, tanto da fargli prendere la decisione di abbandonare la propria realtà e catapultarsi in un contesto completamente diverso? Per capire meglio questa dinamica, Piattaforma Infanzia ha raggiunto il Presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, Fulvio Giardina, che riconduce la responsabilità al mondo dell’informazione.

L’informazione generalmente è selettiva e ha un codice di lettura sofisticato. L’adolescente ha un’informazione molto disorientata nel senso che passa velocemente da un immaginario che vede in televisione ad un fatto reale ed ha difficoltà a distinguere quello che è veramente reale da ciò che non lo è. Davanti ad una disinformazione attiva negli adolescenti che non hanno il senso di realtà prevale, il senso dell’avventura”, afferma il Presidente Giardina.

Si innesca quindi un legame che induce gli adolescenti ad innamorarsi di quello che è al di sopra delle loro possibilità e una grave responsabilità è attribuibile al mondo dell’informazione e ai media che non riescono a veicolare adeguatamente informazioni che siano realistiche.

È chiaro che in queste dinamiche prevale la parte più avventurosa e romantica e l’Isis non viene vista come una struttura criminale e pericolosa, ma come l’occasione di poter emergere da un anonimato fatto di incertezze e insicurezze”.

C’è sempre stata la fuga dell’adolescente, ci spiega il dottor Giardina e, statisticamente in Italia abbiamo un numero notevole di minorenni che ogni anno lasciano la famiglia e le cui motivazioni non sono mai chiare. “Oggi tutto questo ci impressiona perché queste fughe sono rivolte verso il male e l’ignoto. La chiave di tutto sta nell’ascoltare gli adolescenti e il loro mondo, non sono più i tempi di una volta, viviamo in un’altra epoca e in un’altra storia”.

Ma alcuni di loro, una volta intrapresa quest’avventura decidono di tornare indietro e quello che ci chiediamo è quale tipo di trauma si trovano ad affrontare psicologicamente tanto da cambiare idea in breve tempo. “Il trauma è quello di ogni atto incompiuto. Un minorenne che si addentra in un progetto di vita che si dimostra deludente, deve rielaborare il lutto interiore che vive. Loro non possono raccontare la propria avventura perché si rendono conto che questa non coincide con le aspettative che si sono creati”. La maggior parte di loro sono giovani adolescenti che hanno anche un buon legame con la famiglia e si trova quindi a confrontare l’esperienza che stanno vivendo con quella che hanno lasciato. Questo è il motivo del tornare indietro secondo il dottor Giardina che precisa che come in qualunque esperienza trasgressiva, la maggior parte torna indietro.

Il legame con l’Isis è il livello più estremo dell’avventura e la grande responsabilità di questo nuovo fenomeno è anche dei mezzi di informazione. Troppo spesso, a causa delle troppe fonti a disposizione soprattutto con l’utilizzo di internet, i giovani hanno difficoltà a scindere una fonte realistica da una falsa e “L’Isisi è ancora più pericoloso proprio perché tra di loro ci sono esperti di processi di comunicazione, in particolare esperti di comunicazione psicologica”, conclude il Presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi.

Paola Longobardi

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