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Social network come strumento di prevenzione dei suicidi di minori

“Con i software di ultima generazione, entrare nella semantica dei post ed individuare eventuali messaggi inerenti il rischio di suicidio, potrebbe permettere la prevenzione”, dichiara a Piattaforma Infanzia il Responsabile Servizio prevenzione suicidi del Sant’Andrea di Roma.

I social network sono lo strumento di comunicazione di massa più potente e oggi risultano utili per adottare misure di prevenzione contro il suicidio in età adolescenziale. Autodeterminare la propria morte è la seconda causa dei decessi. Prima ci sono gli incidenti stradali e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la fascia di persone più colpite è quella che va dai 15 ai 29 anni. Gesto estremo, il suicidio è un atto commesso anche da bambini dai 10 ai 14 anni. Un problema le cui cause vanno indagate nel trascorso del soggetto che poi generalmente si conclude con un motivo scatenante che può essere individuato in un brutto voto a scuola o la fine di relazione d’amore. Ma bisogna fare attenzione a non ridurre il tutto a motivi di questo genere.

Queste non sono le vere cause – dichiara a Piattaforma Infanzia il Professore Maurizio Pompili, responsabile del Servizio prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di RomaDi fatto il suicidio giunge come evento terminale dovuto ad una serie di vulnerabilità maturate nel tempo, quali problemi familiari o individuali che si protraggono da anni, spesso anche dall’infanzia stessa”. Coloro che si suicidano, precisa il professore Pompili, vogliono estremamente vivere ma si trovano davanti ad un dramma nella loro mente che il più delle volte supera la soglia di sopportazione della sofferenza mentale. A differenza degli adulti, gli adolescenti maneggiano questa sofferenza con una maggiore difficoltà. Mentre i primi hanno acquisito con l’esperienza capacità per temporeggiare e distinguere possibilità di soluzione, i giovani hanno incapaci in questo senso non riescono a destreggiarsi davanti ad una sofferenza dilagante. Il tutto si lega poi alla delicata fase di vita che appartiene a questa fascia d’età. “L’adulto ha più capacità di riflettere, l’adolescente no ed è, inoltre, molto più impulsivo. La sofferenza estrema è l’ingrediente base del suicidio e viene ancora più enfatizzata la messa in atto del gesto letale”.

In Italia non c’è una prevenzione efficace del suicidio, ecco perché l’utilizzo dei  social network può rappresentare il giusto mezzo per campagne di comunicazione con costi molto bassi ma con la possibilità di raggiungere un’ampia parte della popolazione. Secondo il professore, “fare prevenzione primaria, lanciare dei messaggi anti suicidio e dei riferimenti in caso di bisogno e sfatare allo stesso tempo i falsi miti, possono essere un’ottima strategia per ridurre il problema”. Allo stesso tempo però gli stessi social possono essere la causa di questa impresa. “Ci sono stati casi di suicidi per iper-esposizione di fatti personali con una prepotente violazione della privacy e le persona si sono trovate esposte ad una serie di amici e contatti in cose private. In alcuni casi singolari è stata la causa del suicidio”. L’umiliazione e la vergogna per l’esposizione involontaria di fatti privati pubblicizzati e derisi, sono dunque ulteriori cause di questo gesto. “Con i software di ultima generazione, entrare nella semantica dei post ed individuare eventuali messaggi inerenti il rischio di suicidio, potrebbero permettere la prevenzione”. Oggi in molti utilizzano i social per lasciare le note di suicidio, una volta si lasciavano biglietti di carta sostituiti con messaggi e post.

I genitori dovrebbe impegnarsi di più nel quotidiano e non occuparsi di certe dinamiche in modo occasionale, così come non serve affrontare il tema del suicidio in modo isolato. Bisogna accompagnare gli adolescenti attraverso il dialogo e confrontarsi con loro anche su temi scomodi”, conclude il professore Maurizio Pompili.

Paola Longobardi

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