News

Sono circa 800 i minori condannati a morte in Pakistan

A denunciarlo il rapporto del Justice Project Pakistan (JPP), studio legale sui diritti umani che presta assistenza ai detenuti più vulnerabili del sistema giudiziario pakistano.

L’esecuzione di minorenni è vietata dal diritto internazionale e nonostante il Pakistan abbia anche ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (CRC) nel 1990, i minori non hanno alcuna delle protezioni e dei diritti garantiti dalla convenzione.

Dieci anni dopo la ratifica della CRC, il governo del Pakistan ha promulgato una legge per garantire il rispetto della stessa, e ha introdotto anche un’ordinanza in tema di giustizia minorile che contiene disposizioni finalizzate a garantire ai minori processi separati e differenti rispetto agli adulti. Inoltre, nel 2008, ha ratificato il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), che vieta anche l’imposizione della pena di morte per chi ha un’età inferiore ai 18 anni, ma al giorno d’oggi non vi è alcuna attuazione di tutto ciò. A denunciarlo il rapporto del Justice Project Pakistan (JPP), studio legale sui diritti umani e organizzazione non-profit con sede a Lahore, che presta assistenza ai detenuti più vulnerabili del sistema giudiziario pakistano, in particolare a coloro che rischiano la pena di morte, le vittime di torture della polizia, i detenuti malati e vittime della ‘guerra al terrore’.

Questo rapporto conferma che un gran numero di minori è nel braccio della morte pachistano. Il JPP, attraverso le proprie indagini, ha intervistato 30 prigionieri prima dell’esecuzione e di questi, almeno 3 erano di età inferiore ai 18 anni al momento del reato. Inoltre, sempre secondo quanto riportato dal JPP, una gran parte degli 8.261 prigionieri potrebbe essere stato minorenne al momento del reato per cui sono stati condannati a morte. Si stimano circa 826 persone condannate a morte già da bambini. Ma parliamo appunto di stime, potrebbero essere potenzialmente di più e la preoccupazione che lo siano è alta.

Spesso sottoposti a torture per forzare una ‘confessione’ di un reato che magari non esiste, questi bambini subiscono dei traumi fisici e psicologici che li condannano a morte ancor prima della vera esecuzione della pena capitale.

Il mancato rispetto delle leggi internazionali mette il Pakistan in una condizione ancora più scomoda in tema di infanzia e adolescenza. Nonostante nuovi annunci da parte del governo sulla sospensione di queste pene per i minori, proprio lo scorso 12 marzo le autorità hanno rinnegato le promesse ed emesso un nuovo ordine di esecuzione nei confronti di un giovane che al momento del suo reato aveva appena 13 anni. Insieme a lui altri 100 hanno lo stesso destino.

Per questo, a gran voce, Ong internazionali e nazionali, insieme al JPP si uniscono per porre fine ad una pratica così brutale in senso generale e ancora più grave perché coinvolge minori, oltre a richiedere il rispetto delle ordinanze in tema di giustizia minorile e adempiere agli accordi internazionali ratificati.

Paola Longobardi

 

Indietro