News

Sostanze chimiche negli indumenti per bambini

Lo denuncia Greenpeace in un rapporto lanciato nel 2014 e seguito da numerose ricerche in cui viene rivelato l’uso di agenti chimici pericolosi nei vestiti e nelle scarpe per bambini e neonati.

Una ricerca che conferma l’uso di sostanze chimiche pericolose presenti nei tessuti, in prodotti di pelle e nella produzione di indumenti per bambini e neonati. Lo denuncia Greenpeace in un report lanciato nel 2014 a cui fanno seguito numerose altre ricerche effettuate nell’ambito della campagna ‘Detox’. ‘Piccoli mostri nell’armadio’ è il riassunto di questo rapporto che ha rivelato la presenza di agenti chimici pericolosi negli indumenti e nelle scarpe per bambini di diversi e noti marchi di abbigliamento.

Un vero incubo per i genitori che desiderino comprare vestiti che non contengano sostanze chimiche pericolose” ha dichiarato a Piattaforma Infanzia Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia. “Questi piccoli mostri chimici li troviamo ovunque, dai vestiti di lusso a quelli più economici, e stanno contaminando i nostri fiumi da Roma a Pechino”.

I bambini meritano di vivere in un mondo libero da sostanze chimiche pericolose e gli adulti devono impegnarsi in questa direzione. “Come genitori, cittadini globali e consumatori, agendo insieme possiamo sfidare i maggiori marchi mondiali e i governi a realizzare il cambiamento urgente di cui abbiamo bisogno”, dichiara l’associazione Greenpeace nei suoi comunicati. Quello che chiede a gran voce l’organizzazione ambientalista è il riconoscimento da parte delle imprese dell’uso di sostanze pericolose e l’urgenza ad assumersi l’impegno a non rilasciare sostanze chimiche pericolose entro il 1 gennaio 2020. Un obiettivo specifico a cui 18 grandi marchi hanno già aderito e si sono impegnati pubblicamente. Ma si spera che il numero aumenti e coinvolga sempre più industrie tessili e case di moda. “Le alternative per fortuna ci sono e per questo l’industria dovrebbe smettere di usare i piccoli mostri, per il bene dei nostri bambini e delle future generazioni”, aggiunge Chiara Campione.

Inoltre, connesso all’utilizzo di agenti chimici, anche l’inquinamento delle acque situazione particolarmente preoccupante in Cina, dove quasi metà dell’acqua di superficie non è potabile e il 64% dell’acqua di falda nelle principali città è fortemente inquinata. L’industria tessile cinese è responsabile del 10 per cento dell’inquinamento industriale delle proprie acque. “Adottare un impegno politico all’obiettivo ‘Scarichi Zero’ di sostanze chimiche pericolose nell’arco di una generazione. Si tratta di applicare il principio di precauzione, incluso un approccio preventivo che eviti la produzione e l’uso di sostanze pericolose e il loro successivo rilascio nell’ambiente”. Questo è quello che chiede Greenpeace al governo cinese, un impegno che deve essere seguito da una serie di politiche e regolamenti con obiettivi a breve-medio termine per il bando della produzione e l’uso di queste sostanze.

Paola Longobardi

 

Indietro
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
OK