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Sud Sudan: Onu denuncia rapimento di 89 bambini

Grande la preoccupazione espressa da Andrea Icomini, portavoce Unicef Italia, che dichiara a Piattaforma Infanzia il timore per l’arruolamento dei bambini come soldati.

Sono stati cercati casa per casa nella zona a nord di Malakal e rapiti mentre erano a scuola”, a parlare è Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia che, raggiunto da Piattaforma Infanzia, ci parla del rapimento di 89 bambini avvenuto nelle scorse ore nella zona a nord di Malakal, in Sud Sudan e apertamente denunciato dalle Nazioni Unite.

Stavano sostenendo gli esami quando c’è stato l’ingresso di queste milizie. Hanno portato via i bambini, ma sappiamo anche che sono stati cercati casa per casa”, continua Iacomini, esprimendo la più grande preoccupazione per il destino di questi piccoli ragazzi. “Temiamo che possano essere arruolati come bambini soldato, nonostante degli accordi intercorsi sul divieto di questa pratica”.

In Sud Sudan, il paese più giovane del mondo, la questione dell’arruolamento dei minori è un tema caldo. Di recente, ci racconta il portavoce, è stato stipulato un accordo tra l’organizzazione umanitaria e le parti in causa, per la liberazione di 3mila minori. Una notizia che ha fatto il giro del mondo e che ha fatto ben sperare. La cronaca di oggi, invece, ci informa sull’inaffidabilità e sull’incertezza del Sud Sudan, paese in guerra dal 2013.

Stiamo cercando di verificare se le milizie che hanno prelevato i bambini solo le stesse che hanno aderito all’accordo. In questo caso, la preoccupazione aumenta perché verrebbe meno il nostro lavoro per il recupero e la garanzia di diritti ai tantissimi bambini da poco liberati e per quanti stiamo cercando di tutelare”. Attraverso azioni strategiche, infatti, circa 400mila bambini sono stati introdotti in un percorso scolastico. “Il diritto all’istruzione non è garantito soprattutto per le condizioni in cui vivono”, afferma sempre Iacomini. Costretti come sfollati, solo il 40% dei minori ha accesso agli studi e di questa cifra, solamente il 50% riesce a terminarli. Su 1200 scuole del paese, pochissime sono quelle aperte e le cause di questa impossibilità sono tutte da ricondurre alla difficile situazione conflittuale.

Il Sud Sudan, infatti, è coinvolto in un conflitto armato dal dicembre del 2013 ovvero da quando il presidente Salva Kiir ha denunciato un colpo di Stato. Da allora, un milione e mezzo di persone ha dovuto abbandonare la propria casa e in migliaia hanno perso la vita. A tutto ciò si aggiunge la triste pratica del reclutamento di bambini che sono sempre più esposti ad altissimi livelli di violenza e il cui recupero psicologico è lungo e pieno di difficoltà.

Paola Longobardi

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