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Terremoto in Nepal, preoccupazione per circa 1 milione di bambini

Si teme una catastrofe senza precedenti e la preoccupazione per i bambini, che rappresentano il 40% della popolazione, è alta. Le organizzazioni umanitarie lanciano gli appelli di soccorso e raccolta fondi, mentre il bilancio delle vittime aumenta.

Una catastrofe umanitaria causata dal sisma che ha violentemente scosso la Valle di Kathmandu, poco prima del mezzogiorno di sabato scorso, in Nepal. Si parla di oltre 3600 morti e di un numero non ancora molto chiaro di dispersi. Le organizzazioni umanitarie hanno avviato sin dai primi attimi dopo l’evento, la macchina di aiuti attraverso soccorsi ben mirati.

Il terrore ha accompagnato la popolazione in queste notti di dolore. La paura guida ogni singolo attimo i sopravvissuti ad una tragedia che ha causato dei danni altissimi, sia a livello di perdite di vite umane sia di patrimonio culturale. E intanto la terra non smette di tremare. Scosse di assestamento si sono susseguite in tutte queste ore e la preoccupazione per la sorte della popolazione aumenta man mano che ci si rende conto dei danni ingenti.

Arriva dall’Unicef l’allarme per circa 1 milione di bambini che hanno urgente bisogno di aiuti. Per ora attraverso le scorte di emergenza si sta rispondendo alle necessità più impellenti di tutti questi piccoli bimbi, concentrandosi principalmente su acqua e igiene, nutrizione, istruzione e protezione dell’infanzia. In campo per valutare le necessità e rispondere a tutte le esigenze, l’Unicef fa sapere che le “comunicazioni sono difficili, non abbiamo un quadro completo. Ma gli operatori portano assistenza immediata”. Anche Oxfam è operativa sul posto e attraverso il suo direttore in Nepal, Cecilia Keizer, conferma la difficoltà delle comunicazioni e la mancanza di elettricità rende tutto complicato. “Non c’è acqua. Il numero delle vittime continua ad aumentare, molte vecchie case sono crollate ma il sisma non ha risparmiato edifici più moderni”, ha dichiarato. La Caritas in Nepal, che abitualmente si adopera per il sostegno della popolazione, attraverso il suo direttore padre Pius Perumana S.J., ha detto che si tratta del peggior terremoto di cui ha mai avuto esperienza, denunciando una situazione di grave emergenza. E ancora Medici senza Frontiere invia i propri operatori per le cure mediche, così come la Croce Rossa che in ausilio alle autorità locali, opera sin dai primi attimi del sisma.

La situazione è complessa nelle zone rurali e nei villaggi a nord ovest di Kathmandu dove è piuttosto difficile arrivare e i bambini che si sono salvati sono intrappolati al freddo e al gelo. E quella riferita ai bambini è proprio l’emergenza che si teme di più. “Temiamo per la sorte dei bambini, che rappresentano il 40% della popolazione totale. Un terremoto di queste dimensioni rischia di registrare molte perdite di vite umane”, denuncia ancora l’Unicef. La scossa di magnitudo 7,9 che ha colpito il Nepal, ha infatti distrutto tantissimi edifici e messo in ginocchio tutta la popolazione. Roger Hodgson, vice Direttore Save the Children in Nepal, lancia l’allarme sull’urgente bisogno di medicinali per gli ospedali e le strutture mediche che stanno lottando allo stremo per soccorrere tutti i feriti. “Bisogna assolutamente portare aiuti alle giovani madri, ai neonati, ai bambini, con una particolare attenzione alle comunità più vulnerabili”, aggiunge.

Numerosi gli appelli e le raccolte fondi partite dalle ong per l’invio di kit igienico-sanitari, cibo, acqua e cure mediche, per sopperire ad una situazione che peggiora di ora in ora e che senza tutto ciò rischia di fare ancora più vittime di quante non ne abbia già fatte e quello che si teme è una catastrofe senza precedenti.

Paola Longobardi

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