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Tra la spettacolarizzazione e la drammaticità, quali i limiti dell’informazione in tema di infanzia?

Il Times of Malta sceglie di pubblicare in prima pagina il corpo senza vita di un bambino naufragato nel Mediterraneo. Scelta editoriale discutibile. È il frutto di una strategia per incrementare le vendite o per smuovere le coscienze dei paesi europei? Piattaforma Infanzia riflette su questo e lo fa anche attraverso la voce di Alessandro Sansoni, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti.

Ha circa due anni e giace senza vita sulla spiaggia libica. È il corpo ritratto nella foto che il quotidiano Times of Malta ha deciso di pubblicare in prima pagina sul proprio giornale. È l’immagine che racconta la storia di un bambino che nell’affrontare la traversata del Mediterraneo, perde la vita. Piattaforma Infanzia non pubblicherà questa foto ma ha deciso di riflettere insieme ai propri lettori sulla scelta editoriale effettuata dal Times maltese. Una scelta discussa ad uno degli incontri svolti al Festival del Giornalismo di Perugia, che il responsabile media del quotidiano ha trattato affermando che con questa decisione è stata infranta una delle regole della loro linea editoriale, generalmente lontana dal pubblicare immagini simili. “La situazione è così tragica che le persone non stanno realizzando quello che realmente sta accadendo e si tende a confondere le cose”, ha detto Herman Grech durante l’incontro di Perugia. L’opinione pubblica, secondo l’esperto, non riesce a comprendere fino in fondo il dramma della migrazione via mare, eppure, il tema è dibattuto da anni sia a livello politico che mediatico. La presenza del fenomeno dell’immigrazione forzata a causa delle situazioni di conflitto vissute in determinate aree geografiche, ha portato più e più volte la rappresentazione della drammaticità di questa cronaca fatta di storie difficile, di lotta alla sopravvivenza, di lacrime e raramente di sorrisi. Il dovere dei giornalisti nel raccontare e descrivere dettagliatamente quanto accade nel mondo, dove si deve fermare? La tutela dei minori dall’esposizione dei media fa eccezione in determinati casi? Cosa avranno pensato i genitori o familiari, se sopravvissuti, di quella piccola vittima alla visione di quell’immagine? Sconforto, dolore e disperazione e forse invece di ricordare il proprio figlio sorridente, avranno impressa quell’immagine per sempre, oltre che nella realtà, anche nell’archivio del mondo mediatico e magari ogni tanto spunterà di nuovo su altre pubblicazioni come sorta di ‘immagine simbolo’ delle tragedie del mare.

Che i migranti di tutte le età perdano la vita nel Mediterraneo, non è una novità, purtroppo, e affermare che le coscienze dell’opinione pubblica non comprendano fino in fondo il fenomeno, sembra una giustificazione allo sfruttamento dell’immagine ad effetto. Grech dice di credere nei diritti umani e che i giornalisti debbano assumere il ruolo di attivisti. Vedere fotografie di bambini in situazioni di guerra e di morte, non è certo la prima volta e non sarà neanche l’ultima, e aldilà dello stereotipo sulla migrazione, quanto davvero è necessario fornire questo tipo di immagini per smuovere le coscienze? Non bastano le testimonianze dei superstiti, i racconti dei soccorritori, le immagini dell’assistenza agli sbarchi e delle lacrime di chi riesce a toccare terra? Dove sta il limite e il rispetto dei diritti umani nell’informazione e in particolare dei bambini?

La linea di confine tra l’attivismo e la corretta informazione è un filo sottile. “Il ruolo dell’informazione è quello di comunicare al meglio ciò che avviene nel mondo per far sì che l’opinione pubblica sia in grado di costruire il proprio pensiero”, dichiara a Piattaforma Infanzia Alessandro Sansoni, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che commenta la crudezza dell’immagine come una provocazione del Times of Malta “ legata alla questione degli sbarchi, questione su cui ci sono problematiche di gestione da parte dell’Unione Europea e probabilmente con questo gesto hanno voluto tentare una reazione al fenomeno affinché lo si cominci a gestire nel corretto modo. In Italia le carte deontologiche regolano la corretta informazione ma bisogna stare attenti a pubblicare immagini crude – continua Sansoni – che possono si smuovere le coscienze, ma allo stesso tempo possono essere strumentalizzate per la vendita di più copie”. Insomma, non è di certo lasciata al caso la scelta del quotidiano maltese ma quello che è fondamentale rispettare è la sensibilità di chi è direttamente coinvolto nel fatto, lasciando spazio solo alla corretta informazione degli eventi, senza tacere e allo stesso tempo senza speculare attraverso le diverse e multiple modalità di comunicazione.

Paola Longobardi

 

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