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Vendute al prezzo di un pacchetto di sigarette: le bambine ostaggio dell’Is

“Questa è una guerra che si combatte sul corpo delle donne”, dichiara Zainab Bangura, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti.

Il traffico di esseri umani e la situazione che vivono migliaia e migliaia di persone, in questi giorni sta facendo il giro del mondo. Così come il conflitto siriano da più di quattro anni anima le notizie della stampa e gli appelli delle organizzazioni internazionali. Conflitto che, con l’avanzata dei militanti dell’Is, si è esteso in termini di violenza anche in altri Stati. Le vittime principali della crudeltà di coloro che sono stati definiti i ‘taglia gole’, sono adolescenti e bambini. Attraverso le loro campagne di reclutamento e i rapimenti di massa, la loro guerra la stanno portando avanti impiegando i corpi indifesi di giovanissime ragazze che vengono comprate e vendute come merce al mercato. Sono centinaia, infatti, le adolescenti in ostaggio del gruppo dello Stato Islamico, rese a merce come schiave. Vengono vendute al prezzo “di un pacchetto di sigarette”, dichiara Zainab Bangura, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti. Un commento che si somma a rapporti e altre dichiarazioni che incriminano il gruppo armato per le gravi violazioni dei diritti umani. “Questa è una guerra che si combatte sul corpo delle donne”, ha detto la rappresentante, confermando la modalità di razzie attraverso le conquiste delle varie città. Volgarmente parlando, è come se si rifornissero di ragazze fresche, racconta Bangura, giovani minorenni che sono costrette al divertimento sessuale di uomini fanatici della violenza. Costrette a subire di tutto, chi tra loro è riuscita a scappare, ha narrato le torture e le obbligazioni a cui non possono sottrarsi. Di tutte le età, ma pur sempre bambine, queste ragazze crescono in fretta e nei loro occhi il terrore e la paura vengono trasmesse come fossero virus letali. “Alcune di loro sono state prese, rinchiuse in una stanza, spogliate e lavate. Costrette ad esporsi di fronte ad un gruppo di uomini che ne stabilivano il prezzo”. Parole pesanti e racconti drammatici che Zainab Bangura ha rilasciato all’agenzia di stampa AFP. Un mercato che, secondo le Nazioni Unite, serve ad attirare combattenti stranieri che, ad oggi, si stima siano 25mila. Pubblicizzate anche attraverso video diffusi in rete, le schiave dell’Is sono lo strumento di attrazione della perversione dei combattenti. ‘Giovani vergini’ da concedere in sposa come campagna di reclutamento. La maggior parte di loro sono di etnia Yazida, comunità dell’Iraq, una minoranza che attualmente è perseguitata e torturata e molte donne ricorrono al suicidio per scampare a tutto questo orrore. Lo stesso che l’Is non ha mai voluto nascondere per soddisfare la propria fame di terrorismo anche a livello psicologico. “Bisogna porre fine all’impunitàha detto ancora l’esperta delle Nazioni Unitee questo è molto più difficile quando si tratta di attori che non hanno alcun rispetto della legge internazionale sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario”.

Paola Longobardi

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