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Yarmouk: 3.500 i bambini all’interno del campo assediato dall’Isis

Nel campo profughi regna un clima di terrore ed è grande la preoccupazione per la sorte dei bambini manifestata dall’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi. Piattaforma Infanzia ha raggiunto la sede italiana per avere un aggiornamento sulla situazione attuale.

I palestinesi in Siria sono profughi del conflitto del ’48 e 500mila persone, prima del conflitto siriano erano rifugiate in quello che oggi è uno dei paesi più tramortiti dalla guerra. Li troviamo ancora lì numerosi, ma con una sofferenza che trova un continuo nella loro storia e che negli ultimi giorni è peggiorata notevolmente a causa dell’ingresso dell’Isis all’interno del campo profughi che si trova a soli 8 km dalla città di Damasco.

Negli anni gli abitanti sono diventati 160mila e da quando Hamas ha scelto di appoggiare i gruppi ribelli, diversi di questi, dell’opposizione armata, si sono introdotti all’interno di Yarmouk, tra cui Al Nusra, mentre il Fronte per la Liberazione della Palestina si è schierato con i lealisti. Il risultato di tutto questo è un campo spaccato e a rimetterci sono i residenti, ben lontani dalle manovre politiche. Quando i ribelli sono entrati nel campo chi ha potuto è scappato, ma migliaia di anziani, bambini e donne non ce l’hanno fatta e sono rimaste 18.000 persone intrappolate, senza acqua, elettricità, cibo e cure mediche.

L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata alla questione dei rifugiati palestinesi, “è estremamente preoccupata per la sicurezza e la protezione dei civili siriani e palestinesi a Yarmouk, dove ci sono stati pesanti scontri tra i gruppi armati nell’area”. Il Segretario Generale della sezione italiana dell’agenzia Onu, Marina Calvino, ci comunica il punto di vista della Nazioni Unite, specificando anche che la vita delle persone rimaste all’interno del campo, è in serio pericolo, compresa quella di 3.500 bambini.

Unrwa continua a monitorare la situazione e chiede fermamente a tutte le parti coinvolte di assicurare la protezione dei civili, interrompendo i combattimenti e permettendo al suo staff di soccorrere e assistere la popolazione civile”.

Le distribuzioni alimentari, infatti, sono state interrotte il 29 marzo, dopo che il 28 marzo erano state distribuite 453 razioni, insieme al plumpy doz, gli integratori alimentari per i bambini malnutriti.

C’è una sofferenza immane tra la gente e allo stato attuale le condizioni sono deteriorate notevolmente. Donne incinte, bambini, uomini affamati bisognosi di aiuto, le priorità sono tantissime e durante l’ultima escalation di violenze è diventato difficile distribuire cibo, fornire aiuti umanitari e addirittura entrare nel campo. Per questo è partito un appello alle parti affinché cessino il conflitto, permettendo un sicuro accesso umanitario, “ma per ora cambiamenti eventuali sono poco probabili perché le negoziazioni sono ancora molto lontane”, queste le parole riferite a Piattaforma Infanzia e che richiamano quelle pronunciate dal Commissario Generale di Unrwa, Pierre Krahenbul, durante il Consiglio di Sicurezza.

Una situazione complicata e difficile, soprattutto perché ancora non è chiaro quanta parte del campo sia sotto il controllo dei gruppi armati dell’Isis. L’unica cosa certa è il pericolo in cui si trova la popolazione profuga e in particolare i 3.500 bambini che sono ancora all’interno del campo, dove regna un clima di terrore.

Paola Longobardi

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