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Yemen. Si continua a combattere

Si fa sentire anche Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef, preoccupato per la morte di 135 bambini e 260 feriti nei combattimenti, dal solo mese di marzo.

Si dovevano svolgere qualche giorno fa i colloqui di pace previsti per la condizione in cui versa lo Yemen, ma sono stati rimandati a data da destinare. Il motivo del rinvio, la scelta del presidente Hadi di non parteciparvi fino a che gli Houti non avranno accettato la risoluzione Onu 2216. Risoluzione, redatta in Giordania il 26 marzo scorso, che oltre a porre la fine delle violenze e a lanciare l’operazione ‘Decisive Storm’, ha l’intento di impedire agli houthi di impossessarsi dello Yemen e prevede a tal fine sanzioni pesanti, decretando anche il totale embargo delle forniture di armi, assieme all’obbligo di ispezionare tutte le navi cargo a loro destinate, dichiarando un blocco navale. Più volte il presidente yemenita Abd Rabbuh Mansour Hadi ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire per obbligare i ribelli sciiti a rispettare la risoluzione sul processo di transizione, che chiede loro di cedere il potere, deporre le armi e ritirarsi dalle città. Allo stesso tempo però, non trovando accordi, proseguono i raid della Coalizione araba a guida saudita.

Le morti silenziose sono fino ad oggi l’unico risultato raggiunto e, a seguito di tutto ciò, compreso il blocco navale, il sistema sanitario nazionale è quasi al collasso e c’è scarsità di medicinali. Dal canto suo l’Onu continua ad appellarsi alla Coalizione araba e agli Houti per il nuovo cessate il fuoco, dopo quello avvenuto dal 12 al 17 maggio, per avere la possibilità di far arrivare nell’area generi di prima necessità e medicinali per aiutare la popolazione e soprattutto le fasce più deboli, come le donne, i bambini e gli anziani.

Si fa sentire anche Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef, preoccupato per la morte di 135 bambini e 260 feriti nei combattimenti, dal solo mese di marzo. “Ognuna di queste morti rappresenta una tragedia personale e un triste tributo che il conflitto nello Yemen sta dando”. Lake sottolinea l’urgenza di agire per proteggere migliaia di bambini e per fermare le ostilità. Quasi un terzo delle morti si sono verificate nella città costiera di A’den, e a rimetterci sono sempre loro, i bambini. “Ognuna di queste morti – ha detto ancora Lake rappresenta una tragedia personale e un triste tributo che il conflitto nello Yemen sta dando”.

Una guerra esplosa nello Yemen ma che sta dilagando in Arabia Saudita. Troppi interessi economici? Quello che è certo è che da una battaglia fra eserciti si è sfociati in una vera e propria operazione di guerra, dove i bambini pagano il prezzo il più caro.

Paola Longobardi

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