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Network multimediale di informazione e cultura per l'infanzia e l'adolescenza Numero 9 marzo 2017

1. Un’Europa di contraddizioni: ogni anno 4 milioni di ragazzi senza adeguata istruzione

“Dobbiamo contribuire a costruire un’Europa dove tutti i giovani possano beneficiare di un ambiente favorevole alla crescita. Ciò comporta l’accesso ad un’istruzione di alta qualità. Un’istruzione che arricchisca i ragazzi con capacità accademiche e di socializzazione che gli permettano di trovare lavoro e diventare cittadini consapevoli[1]

 Tibor Navracsics – Unione Europea, Commissario per l’istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport

L’abbandono scolastico precoce[2] e l’accesso ad un’istruzione di qualità sono problematiche che mettono una notevole pressione su individui, società ed economie. Le competenze che si acquisiscono e si sviluppano durante gli anni della formazione obbligatoria, primaria e secondaria, sono necessarie ad un pieno inserimento sociale e lavorativo. Sono questi gli anni in cui si modellano tutte quelle abilità e conoscenze che preparano i ragazzi alla vita e permetteranno poi loro di declinare le proprie potenzialità e diventare parte integrante di una comunità di soggetti liberi e produttivi.

Purtroppo le statistiche ci dicono che i giovani continuano ad abbandonare precocemente i percorsi formativi. In Europa, l’11 per cento dei ragazzi, oltre 4 milioni di individui, abbandona gli studi senza avere conseguito un titolo di studio di scuola superiore. Un dato complessivamente sceso quasi del 40 per cento negli ultimi venti anni, ma superiore rispetto ai target europei del 2020 (10%) e con forti sperequazioni nazionali con alcuni di Paesi, come Spagna, Malta e Romania, che continuano a registrare punte vicine al 20%.

In un’epoca contraddistinta da altissimi tassi di disoccupazione e sotto-impiego, potrebbe sembrare quasi una naturale conseguenza. Perché rimanere sui banchi a studiare e investire tempo e denaro in un’istruzione che sembra non avere più un ritorno diretto in benessere e qualità della vita? Un’analisi più dettagliata del fenomeno e una lettura più attenta dei dati ci offrono un quadro molto diverso.

Conseguenze dell’abbandono scolastico.

Già nel 2001 la Commissione europea evidenziava il collegamento tra abbandono scolastico e capacità di successo nella vita. La Commissione parlava allora di “circolo vizioso intergenerazionale tra bassa istruzione e povertà nella vita adulta[3]”. I dati confermano ancora oggi questo assioma. L’abbandono scolastico precoce rimane un fattore decisivo di esclusione sociale. Le previsioni europee[4] dicono che solo il 10 per cento dei lavori che l’Europa creerà in futuro saranno aperti a giovani che hanno abbandonato gli studi. Ovvero la società richiederà capacità che oggi solo l’istruzione, accademica o professionale che sia, può permettere di sviluppare. Da qui al 2020, nelle previsioni europee, saranno creati 16 milioni di posti di lavoro altamente qualificati a livello regionale, mentre i posti scarsamente qualificati scenderanno a 12 milioni[5]. Inoltre, un basso livello d’istruzione contribuirà a creare forti disparità in termini di reddito e continuità lavorativa. Le persone con un basso livello d’istruzione tenderanno non solo a guadagnare di meno ma anche ad avere lavori meno stabili nel tempo.

Costi sociali

L’abbandono scolastico ha un costo molto alto anche sugli Stati e le società. Minori introiti fiscali, maggiori spese in welfare e assistenza, maggiori costi legati al sistema giudiziario sono tutte voci che sono influenzate direttamente dal livello di istruzione raggiunto. Non c’è unanimità sulle cifre, dovuto anche alle diverse metodologie di ricerca e parametri utilizzati, ma tutti concordano sulla rilevanza di questi costi. Si calcola che ogni ragazzo che abbandona precocemente gli studi peserà allo Stato di appartenenza tra 1.1 e 1.8 milioni di euro in più nell’arco della sua vita lavorativa, ovvero da circa 27,500mila a circa 46mila euro l’anno. Un ragazzo che rimane a scuola un anno in più genera nell’arco della propria vita lavorativa un guadagno addizionale di circa 70mila euro, tra il 4 e il 10% del totale. È chiaro come l’abbandono precoce rappresenti perciò una sconfitta da punto di vista sia individuale che di potenziale sociale. Basterebbe, infatti, ridurre il tasso di abbandono scolastico di un solo punto percentuale per formare ogni anno mezzo milione di giovani qualificati da inserire nel mondo del lavoro. In questo, le statistiche parlano chiaro. Nei 28 Stati membri dell’UE, in media, i giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi capaci di trovare lavoro sono stati solo il 19.7% del totale. Al contrario, il 54.6% dei loro coetanei, in possesso di un’istruzione terziaria, è riuscito a trovare un impiego.[6].

Fattori che contribuiscono all’abbandono scolastico

L’abbandono scolastico è un fenomeno multiforme ed estremamente sfaccettato. Pertanto è difficilmente ricongiungibile ad un’unica causa diretta ma spesso è l’espressione di diverse fattori concatenati tra loro. L’abbandono precoce è causato da un processo che parte da lontano, con aspetti legati alla sfera personale, al contesto familiare, sociale economico, geografico ed etnico. Fattori che possono nascondere un substrato di cause legate a cattivi risultati scolastici, difficili rapporti interpersonali con i coetanei o i professori, mancanza di guida o scarsa motivazione etc.

Ad un’analisi più attenta del fenomeno, si evince che l’abbandono scolastico colpisce in maniera molto più evidente categorie particolarmente vulnerabili. Ad esempio, quasi il 20 per cento degli stranieri finisce di abbandonare precocemente gli studi nell’Unione europea con punte altissime rilevate in Italia (33%) e Spagna (32%)[7]. In ben 9 Paesi Ue, gli stranieri che non completano gli studi sono il doppio dei loro coetanei nati sul suolo nazionale. Questo è dovuto ad una minore stabilità sociale e una ridotta conoscenza linguistica che, spesso, finiscono per rappresentare barriere insormontabili ad una completa integrazione scolastica dei soggetti in questione. Le condizioni di vita ed economiche hanno un’influenza notevole sul fenomeno, con alcune comunità più colpite di altre. È il caso della comunità Rom, dove la stragrande maggioranza continua ad essere esclusa dall’istruzione di base. In molti Paesi europei, oltre il 70 per cento dei bambini Rom abbandona precocemente gli studi[8]. In questo caso, la mancanza di strumenti pedagogici alternativi e complementari unita a un minore riconoscimento dell’importanza sociale dell’istruzione permette a questa situazione di diffondersi e riprodursi.

Bambini di una scuola elementare durante una lezione


Altri fattori da considerare

Come anticipato, sono molteplici le cause che sembrano determinare o comunque essere legate al fenomeno dell’abbandono scolastico. Tra queste, la capacità degli alunni di ottenere buoni risultati accademici sembra avere una particolare rilevanza nell’analisi del fenomeno. Studenti che ottengono scarsi risultati scolastici hanno maggiori possibilità di abbandonare la scuola prima del dovuto. Secondo gli OECD-PISA[9] benchmark, nell’Ue, quasi il 18 per cento dei bambini non ottiene risultati di apprendimento soddisfacenti nel campo della lettura, il 22 per cento non li ottiene in matematica e quasi il 17 per cento in scienza[10]. La disuguaglianza socio-economica gioca un ruolo preponderante nel successo scolastico dei ragazzi. Infatti, gli studenti che provengono da contesti socio-economici svantaggiati hanno una probabilità tre volte maggiore di ottenere risultati insufficienti nei PISA benchmark. Stessa disuguaglianza si ritrova nell’analisi dell’appartenenza nazionale. I bambini provenienti da famiglie straniere presentano tassi doppi d’insufficienza conoscitiva nei campi della lettura, scienza e matematica rispetto ai loro coetanei. Questi valori allarmanti, nonostante gli sforzi compiuti, tanto a livello regionale quanto nazionale, sono rimasti praticamente invariati dal 2010 ad oggi.

Ma c’è un altro aspetto degno di attenzione e questo riguarda la partecipazione dei bambini all’educazione prescolare (ECEC –Early Childhood Education and Care). Non è un caso che l’Ue abbia posto questa problematica al centro della propria agenda politica (95% di bambini iscritti entro il 2020) in materia d’istruzione. Infatti, il soddisfacimento minimo dei livelli di apprendimento sembra essere direttamente legato alla frequentazione di programmi educativi della prima infanzia. In media, in Europa, i bambini non iscritti a percorsi formativi precedenti all’istruzione obbligatoria hanno una probabilità molto maggiore (il 20 per cento in più) di non ottenere risultati scolastici soddisfacenti nell’adolescenza. E ciò, è particolarmente vero nei settori della lettura e della scienza. In diversi Paesi europei, come Francia e Romania, ben il 60 per cento dei bambini con problemi di apprendimento non ha frequentato percorsi ECEC. In questo ambito, la formazione della prima infanzia rappresenta anche uno strumento particolarmente efficace nel contrasto delle disuguaglianze socio-economiche e nelle politiche per l’integrazione sociale di gruppi vulnerabili a rischio di marginalizzazione.

Politiche europee di contrasto all’abbandono precoce – un quadro complesso

L’Europa riconosce all’abbandono formativo e alla partecipazione dei bambini alla formazione prescolastica un ruolo prioritario della propria agenda istituzionale. Questi aspetti sono parte integrante del documento programmatico chiave dell’Unione europea da qui al 2020 “EUROPA 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. In quest’ottica, ha fissato target precisi a livello regionale e ha messo a disposizione risorse rilevanti per il perseguimento di questi obiettivi. Ha contemporaneamente riconosciuto la natura multidimensionale del fenomeno e delle sue conseguenze. A riguardo, sono stati individuati numerosi parametri da migliorare, dalla professionalizzazione degli educatori in età prescolare, alla diversificazione dell’offerta formativa fino all’implementazione di misure volte alla prevenzione ed il recupero di chi rimane indietro.

Questa volontà politica spesso stride con le singole realtà nazionali. Qui il quadro diventa molto più complesso e variegato. Solo un terzo dei Paesi europei sta portando avanti politiche onnicomprensive di contrasto al fenomeno. Ovvero politiche che includano contemporaneamente misure di prevenzione, intervento e compensazione come da Raccomandazione europea[11]. Quasi tutti i Paesi hanno approvato misure di contrasto ma solo in una di queste aree, mancando così lo spirito chiave della strategia regionale che puntava ad un approccio unitario e sistematico di risoluzione del problema. Troppe misure introdotte sono temporanee e di breve respiro e mancano della necessaria coerenza e coordinamento. Non è un caso che le spese europee in materia d’istruzione siano costantemente diminuite negli ultimi anni e rappresentino ormai una percentuale sempre meno rilevante del totale degli investimenti pubblici.

Istruzione strategica nel nostro futuro

Ogni bambino e adolescente dovrebbe poter completare il proprio percorso di studi. Questo rimane un investimento imprescindibile per tutti i nostri ragazzi e per la nostra società nel suo complesso. Maggiori investimenti nella scuola e politiche strutturali di contrasto al fenomeno e le sue cause significano, non solo maggiore opportunità d’integrazione per i più giovani, ma anche minori costi associati alla salute, la lotta al crimine e le politiche per l’impiego. C’è un solo momento nella vita di ogni individuo che può essere riservato al completamento di un percorso formativo di qualità. Un momento che va preservato e rafforzato il più possibile e che deve diventare stella polare dello sforzo politico e istituzionale di ogni Stato.

[1] “Europe is what you make”. Cerimonia inaugurale del New Youth Treaty: Europe in 25 years. Discorso presentato il 9 febbraio 2017.

[2] Per una definizione di abbandono scolastico precoce vedi: “Abbandono scolastico: problema anche di definizione?”, Piattaforma Infanzia, 2017.

[3] Libro bianco della Commissione europea: un nuovo impulso per la gioventù europea, Bruxelles, 21.11.2001 COM(2001) 681 definitivo.

[4] Reducing Early School Leaving in the EU, Directorate General for Internal Policies, Policy Department, Structural and Cohesion Policy, 2011.

[5] Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, Unione europea, 2010

[6] Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa, Quaderni di Eurydice n. 31, 2014. Dati relativi al 2013.

[7] Education and Training Monitor 2016, Unione europea.

[8] Poverty and employment: the situation of Roma in 11 EU Member States, European Agency for Fundamental Rights FRA.

[9] L’incapacità di raggiungere obiettivi basici di apprendimento è definita dall’OECD come l’incapacità di raggiungere il secondo livello di apprendimento, in una scala da uno a tre, in tre aree accademiche di riferimento: matematica, lettura, e scienza. I test sono effettuati su ragazzi di 15 anni.

[10] Low Performing Students – Why They Fall Behind and How To Help Them Succeed, OECD, 2016.

[11] Raccomandazione del Consiglio 28 giugno 2011 (2011/C 191/01).

Articoli: Abbandono scolastico e formazione: una sfida europea tutta da vincere

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