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Network multimediale di informazione e cultura per l'infanzia e l'adolescenza Numero 9 marzo 2017

2. Abbandono scolastico, dispersione, drop-out, NEET: problema anche di definizione?

L’abbandono scolastico precoce (da qui a seguire “abbandono scolastico”) rappresenta da sempre un fattore di rischio nello svolgimento dell’esperienza formativa ed è senza dubbio uno dei temi maggiormente dibattuti a livello politico e istituzionale a livello mondiale. Nonostante ciò, non c’è un consenso, universalmente riconosciuto, sulla definizione di abbandono scolastico né tantomeno sulle metodologie di raccolta, monitoraggio e analisi dei dati. Spesso i termini “abbandono scolastico”, “dispersione scolastica”, NEET o “drop out” vengono utilizzati in maniera confusa e antitetica, creando asimmetrie e/o superficialità di giudizi. Asimmetrie che si moltiplicano quando si prova ad analizzare il ciclo dell’obbligatorietà scolastica, l’età di inizio e la durata della formazione obbligatoria, la distinzione tra formazione scolastica/accademica e professionale, la distinzione tra pubblico e privato, solo per citarne alcuni.

A livello europeo, ed ai fini di questa ricerca, la definizione di “abbandono scolastico” è assimilata al concetto adottato dall’Unione europea e dal suo braccio statistico, Eurostat, di “Early School Leaving – ESL”. L’ESL può essere definito come l’incapacità di terminare la scuola dell’obbligo, l’incapacità di terminare la formazione superiore di secondo livello (in Italia, la scuola superiore) e/o l’incapacità di lasciare la formazione scolastica o professionale senza ottenere un diploma. A livello statistico, ESL è definito come la percentuale di ragazzi di età 18-24 che non posseggono più di un diploma di scuola secondaria inferiore (ovvero, per l’Italia, di scuola media) e contemporaneamente non sono iscritti a nessun tipo di corso scolastico/accademico o professionale. La categoria ESL non prende in considerazione le motivazioni che hanno portato all’interruzione della formazione e include perciò tutte le possibili cause, dirette e indirette. Non è in grado di rilevare l’età in cui avviene l’abbandono scolastico né tantomeno il ciclo d’istruzione relativo (scuola secondaria di I o II livello). Non include variabili legate all’organizzazione scolastica del Paese o il tipo d’istruzione (scolastica/accademica o professionale). L’abbandono scolastico è distinto dalla dispersione scolastica in quanto quest’ultima si riferisce all’interruzione di frequenza di un corso prima del suo termine, ad esempio a metà di un trimestre[1]. Anche se spesso usata in contrapposizione, corrisponde al concetto di drop out che è appunto l’interruzione anticipata di un corso di studio scolastico/accademico o professionale. Nel dettaglio, perciò, tanto la dispersione scolastica, quanto il drop out, non includono ragazzi che hanno completato gli studi senza però riuscire ad ottenere un diploma. La definizione di NEET invece è più ampia e include coloro che risultano disoccupati e/o inattivi. Nello specifico, si riferisce ai giovani, tra i 15 e 24 anni, che non seguono nessun tipo di formazione, scolastica o professionale allo stesso tempo risultando non occupati.

È chiaro che l’adozione di una definizione non ha solo un valore semantico ma conseguenze notevoli tanto sulla raccolta e l’analisi dei dati quanto sullo sviluppo e l’efficacia delle politiche di contrasto al fenomeno. Le statistiche sull’ESL, non riportando l’età precisa in cui il ragazzo abbandona l’istruzione, finiscono per accorpare gruppi di età molto eterogenei tra loro, approssimativamente dai 14 ai 18 anni. Diversi studi hanno mostrato come l’età ha un’influenza rilevante sulla capacità di reinserimento formativo. Reinserire un 14enne o un 18enne all’interno di un percorso formativo scolastico o professionale ha costi economici e possibilità di successo molto diverse tra loro. È chiaro che concentrare la raccolta dati sul numero di giovani che non ha ottenuto un diploma/certificato d’istruzione secondaria di secondo livello tenderà, a catena, a determinare politiche che affronteranno le problematiche nel suo insieme, mancando così un approccio più specifico che una maggiore caratterizzazione anagrafica potrebbe garantire.

[1] I quaderni di Eurydice n.31. Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa. Strategie politiche e misure. MIUR, 2014

Articoli: Abbandono scolastico e formazione: una sfida europea tutta da vincere

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