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Network multimediale di informazione e cultura per l'infanzia e l'adolescenza Numero 9 marzo 2017

4. La situazione italiana. I numeri dell’abbandono scolastico: un Paese a due velocità

Come altri Paesi del Sud d’Europa, l’Italia presenta disparità evidenti sul territorio nazionale per quanto concerne l’abbandono scolastico prematuro. Ad una più dettagliata valutazione dei dati, sorprende come la povertà educazionale rimanga fondamentalmente un problema del Sud d’Italia e delle Isole (Tavola 1). Non solo queste presentano i valori più alti in assoluto, ma nel corso degli anni il divario con le aree più sviluppate del Paese è andato aumentando a livello esponenziale. Sono le Isole a subire il fenomeno dell’abbandono in maniera più imponente. Sicilia e Sardegna presentano valori molto preoccupanti (24% nel 2015), un dato sostanzialmente invariato rispetto a 5 anni prima (25.2% – 2010), segno di politiche per lo meno inefficaci. Fanno leggermente meglio le Regioni del Sud ma anche qui con punte molto più alte rispetto alla media nazionale di riferimento (17% contro il 14.7% nel 2015), oltre che alle medie europee. Aumenta il divario: se nel 2010, ad esempio, il differenziale tra Nord-Ovest e Isole del Paese era di 8 punti percentuali, un dato peraltro già allarmante, nel corso degli anni è ulteriormente aumentato e, alla fine del 2015, presentava valori quasi doppi (12.9% contro il 24%). Ad oggi, nessuna delle aree del Paese ha conseguito il target europeo del 2020, sebbene il centro Italia e il Nord-Est siano ad un passo dal raggiungerlo (11.5% e 10.1%).

Come nel resto d’Europa e nella totalità nazionale, le ragazze ottengono risultati migliori rispetto ai loro coetanei in tutte le aree del Paese confermando come l’abbandono scolastico abbia anche una forte connotazione di genere (Tavola 2). Alla fine del 2015, in tre macro-regioni su 5 in Italia, Nord-Ovest, Nord-Est e Centro, le ragazze non solo raggiungevano i target nazionali ma rientravano già nei target che l’Europa ha fissato nel framework strategico del 2020 (rispettivamente 9.9, 7.9 e 9.1 per cento). Una disuguaglianza notevole che tocca punte altissime in Sicilia e Sardegna con quasi il 30% dei ragazzi che abbandona le scuole dell’obbligo senza un titolo di studio. In Italia, quasi il 70% dei ragazzi che ripete un anno scolastico è di sesso maschile[1]. L’Italia, insieme all’Estonia, l’Ungheria, la Polonia e la Slovacchia, rimane l’unico Paese europeo che non prevede nel suo ordinamento misure nazionali che garantiscano l’uguaglianza di trattamento tra sessi. Misure di questo genere sono delegate agli enti istituzionali locali come Regioni, Province e Comuni.

A livello regionale (Tavola 3[2]), sono Sardegna, Sicilia e Campania le Regioni con il tasso di abbandono scolastico prematuro più alto con, in ordine, il 24.3, il 22.9 e il 18.8 per cento. L’unica Regione del centro-nord italiano che ottiene risultati deludenti è la Valle D’Aosta, che nell’ultimo anno di valutazione disponibile, il 2014, toccava percentuali del 16.3 per cento. Il migliore risultato in Italia, e uno tra i migliori in assoluto in Europa, viene riportato in Friuli Venezia-Giulia con il 6.9 per cento. La disuguaglianza di genere rimane forte e sentita in quasi tutte le regioni italiane tranne l’Umbria e la provincia di Bolzano che presentano valori in termini percentuali identici rispettivamente dell’8.1 e 8.7 per cento e la Campania, dove, in un panorama statistico negativo per entrambi i sessi, il differenziale rimane contenuto. Tassi doppi vengono registrati in Sardegna (14.8 e 30.5 per cento per ragazze e ragazzi) e Piemonte (8.4 e 16.6 per cento). Ma è l’Abruzzo che registra la disparità più evidente con un tasso di abbandono femminile tra i più bassi d’Italia (4.8 per cento) e maschile tra i più alti, al 23.2 per cento.

[1] Istat. Cap. 7. Istruzione e formazione, 2016. Annuario Statistico Italiano.

[2] Dati dispersione scolastica Miur, 2015.

Articoli: Abbandono scolastico e formazione: una sfida europea tutta da vincere

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