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Inviato Onu per i Bambini e i Conflitti Armati: Israele attacca i bambini

Leila Zerrougui porge un’accusa ben specifica raccomandando l’inserimento dell’esercito israeliano in una lista di Paesi e organizzazioni che causano regolarmente danni ai bambini. Ma Ban Ki-moon sembra contrario.

Violenze e sfruttamento dei minori nei conflitti. Un tema caldo e sempre attuale, purtroppo, che all’indomani dell’anniversario della Convenzione sui diritti dei bambini, non ci fa sorridere dei traguardi raggiunti in merito. Diverse le discussione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che più volte ha affrontato la questione, ribadendo che la nuova frontiera della guerra mette in prima linea i bambini. Un abuso che all’ordine del giorno viene commesso dalla Siria alla Nigeria, passando per innumerevoli Paesi di cui poco si parla. Gruppi terroristici come l’ISIL (Islamic State of Iraq and Levant, nome con cui il Consiglio di Sicurezza definisce l’ISIS, Islamic State of Iraq and Syria) o Boko Haram hanno trasformato bambini in killer incoscienti in grado di abbracciare le armi e puntarle contro i civili, ma anche capaci di diventare bombe umane. Tre milioni di bambini non vanno a scuola in Siria, per arrivare poi alle difficoltà che vivono i bambini palestinesi, vittime ogni giorno di un destino che non hanno potuto scegliere. E proprio di loro parla l’Inviato Onu per i Bambini e i Conflitti Armati, Leila Zerrougui, che porge un’accusa ben specifica, raccomandando l’inserimento dell’esercito israeliano in una lista di Paesi e organizzazioni che causano regolarmente danni ai bambini. A diffondere la notizia tutti media israeliani che nell’annunciare ciò, hanno sottolineato che nella ‘black list’ ci sono già gruppi come Al Qaida, Boko Haram, Isis, Talebani e Paesi come il Congo, la Repubblica Centrafricana. L’elenco dovrebbe essere reso pubblico a breve come appendice ad un rapporto di Ban Ki-moon, che sembra sia contrario all’inserimento di Israele in questa lista nera.

Garantire ai minori una possibilità di vita migliore, lontano dalle violenze e dai soprusi dovrebbe essere l’imperativo di ogni Stato, che sia esso in conflitto o no e dove la lista di vite spezzate aumenta ogni giorno di più. A Gaza, l’ultimo conflitto ha causato la morte di oltre 500 bambini e circa altri 1300 sono rimasti feriti. Nella Striscia palestinese migliaia di sfollati vivono ancora nelle scuole e le prospettive dei giovani restano soffocate dalla guerra.

Tutti gli Stati sono chiamati alla protezione dei bambini, a prescindere dalla nazionalità di questi ultimi e, la Comunità Internazionale in particolare, ha il dovere di intervenire per salvaguardare le persone vulnerabili e i minori sono una categoria particolarmente vulnerabile. Forse è il caso che le Nazioni Unite comprese, lascino da parte la politica e assumano il ruolo di neutralità che compete loro.

Paola Longobardi

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