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Nepal un mese dopo: situazione ancora drammatica

La violenza del sisma ha colpito il paese in due occasioni diverse, causando più di 8.600 morti e 16.800 feriti. Ad oggi, la condizione dei bambini è ancora a rischio e oltre ai problemi di fame e salute c’è anche quello dei trafficanti di essere umani.

Ad un mese dal terremoto che ha sconvolto il Nepal, il bilancio della situazione umanitaria è ancora drammatico. Si parla sempre di emergenza e il ministro dell’Informazione e Comunicazione, Minendra Rijal, ha rivolto un appello affinché il mondo non distolga l’attenzione. “Dobbiamo ricostruire sulle rovine”, dichiara, per dare nuovamente una casa alle di migliaia di persone rimaste senza e rassicura i Paesi donatori affermando che “il denaro dato al Nepal sarà usato con efficienza e con trasparenza”. Ricordiamo che la violenza del sisma ha colpito il paese in due occasioni diverse, causando più di 8.600 morti e 16.800 feriti. Le organizzazioni umanitarie sono intervenute nell’immediato per prestare i soccorsi e ancora oggi operano attraverso raccolte di fondi per sostenere l’emergenza. In particolare, l’Unicef ha reso noto che sono circa 70mila i bambini sotto i 5 anni che hanno urgente bisogno di supporto nutrizionale e sono 1,7 milioni i minori che necessitano di assistenza umanitaria. Malattie croniche e gravi infezioni respiratorie sono i problemi di salute più frequenti, mentre anche il sistema scolastico è crollato e si prevede un riavvio delle attività educative nelle prossime settimane, in strutture di fortuna quali le tende.

Da Save the Children, invece, arriva l’allarme per le condizioni di salute di 92.900 donne in stato di gravidanza i cui parti sono a rischio e migliaia di neonati sono in pericolo sia per malattie che per morti premature. “Molte di loro vivono ora all’aperto perché le loro case sono state danneggiate o distrutte, con i loro bambini, sotto teli di plastica, al freddo, e in condizioni sempre più insalubri. – si legge nella nota stampa diffusa dall’organizzazione –  Tra poche settimane, poi, con l’avvento della stagione dei monsoni, le forti piogge rischiano di aumentare la diffusione delle malattie, in particolare di quelle trasmesse attraverso l’acqua come il colera”. Una situazione che a distanza di un mese, rimane comunque in emergenza anche a causa della distruzione e dei danneggiamenti del 73% delle strutture ospedaliere, si vive con scarse possibilità di assistenza medica.

Ma per i bambini e gli adolescenti nepalesi non ci sono solo problemi legati alla fame e alla salute. Purtroppo, il governo non era preparato alla catastrofe umanitaria e la regia degli interventi non è stata da subito efficiente. In migliaia si sono trovati a dormire e vivere per strada, con seri rischi per i più deboli o per chi è rimasto solo, alimentando così il mercato dei trafficanti di esseri umani, già presente nel territorio nazionale. Secondo le Nazioni Unite, infatti, ogni anno in Nepal tra le 12 e le 15mila ragazze sono vittime di sfruttamento sessuale. La paura e la disperazione, a volte inducono i familiari a concedere queste giovani donne, ancora bambine, in sposa, pensando in questo modo di proteggerle.

Paola Longobardi

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