Testi

Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia. Risultati e Prospettive

Anno: 2015
Autore: Autorità Garante Infanzia, Terre des Hommes, CISMAI
Lingua: Italiano

Vincenzo Spadafora

Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza

Ho fortemente voluto questo lavoro di ricerca per misurare e analizzare, fino in fondo, la portata del maltrattamento e della violenza su bambini e adolescenti. Il risultato mi investe con una realtà con la quale mi misuro ogni settimana, direi purtroppo quasi ogni giorno, per i fatti di cronaca e per le molte segnalazioni che riceviamo dai singoli e dalle associazioni. È insomma una realtà che ben conosco, eppure la lettura delle violenze e dei maltrattamenti subiti dai minorenni, chiusi in numeri senza appello e senza possibili interpretazioni, mi pone quesiti antichi e riflessioni dure. Vorrei condividere con quanti stanno lavorando per arginare questo fenomeno le mie riflessioni più immediate scaturite da quanto emerge da questa ricerca. Primo, i danni. Segni profondi, vissuti incancellabili, sanabili nella misura in cui si lavora e ci si impegna ad aiutare i minorenni vittima di maltrattamenti. E qui torniamo ad uno dei temi cari all’Authority: l’ascolto. Spesso la soglia di attenzione verso gli under 18 è limitata, viziata da pregiudizi («sono vuoti, sono apatici, non seguono…»), mentre dovremmo sempre ascoltare i ragazzi, alzare il livello dell’attenzione invece che l’ansia di controllo. Quante volte si sarebbero potuti evitare orrori più grandi se solo avessimo ascoltato di più quella ragazza, letto i segnali di sofferenza di quella bambina, preso sul serio quel ragazzino… Secondo, che la violenza come la povertà, spesso si eredita, lo dimostrano le tante storie che i ragazzi mi hanno raccontato in questi mesi girando l’Italia, storie che di frequente replicano quella di uno dei genitori (la donna nata in prigione che ora è in prigione con la figlia piccola; il sedicenne recluso per reati di camorra, gli stessi del padre…). La violenza è cioè quasi sempre una lingua che si impara da piccoli, è un «lessico famigliare», comune alle diverse classi sociali, oppure è una risposta ad un contesto sociale degradato. In presenza di uno Stato attento, uno Stato che fa lo Stato con politiche di sostegno e recupero, con una scuola capace di forgiare, quel «lessico famigliare» trova un antagonista in un sistema di valori e di solidarietà: e con ogni probabilità si stempera fino a scomparire, fino a tradursi in un nuovo linguaggio. Terzo, se viene violato il rapporto di fiducia primario, quello fra genitore e figlio, tra la cerchia dei parenti, degli amici più intimi e il minorenne: come si può pensare che un bambino o una ragazza possa credere in qualcosa? I genitori, gli adulti di riferimento sono il nostro primo e più importante tramite col mondo, di lì passa non solo l’equilibrio personale, ma anche il rapporto con l’esterno. Se in famiglia scorre violenza, sarà difficile per un minorenne riuscire ad avere una normale relazione con il «fuori», non solo per il danno subìto (e per i sensi di colpa e la vergogna che, come sappiamo, spesso accompagnano la vittima), ma perché il mondo fuori non può essere che cattivo visto che il mondo “dentro” lo è già stato. Quarto e ultimo: il terreno di coltura. Nessuno di noi è un’isola come ci ricordava Aristotele, siamo immersi in una società, siamo condizionati da ciò che ci circonda e dalla cultura del periodo, siamo collegati l’uno all’altra. E allora, mi viene da domandarmi se non si stia alimentando una cultura della violenza “normalizzata” (leggi videogiochi, serie tv, film, ecc.) e del sessismo esasperato, con la mercificazione dei corpi, considerati dei veri e propri «oggetti». Non solo: una cultura che certifica che tutti sono liberi di prendersi ciò che vogliono pur di appagare i propri desideri. Anche quando ciò che vogliono danneggia un adolescente o un bambino. Avere dati affidabili e comparabili negli anni è solo il primo passo, occorre poi lavorare, come stiamo cercando di fare insieme ai tanti soggetti attivi in questo ambito, per rendere più efficaci i nostri interventi. A partire proprio dalla promozione di una cultura fondata sui diritti umani, sul senso profondo della collettività e della solidarietà. Se non si terranno presenti questi aspetti, ci ritroveremo a breve travolti e segnati dai numeri affilati dei maltrattamenti, delle violenze a danno dei minorenni. Ma noi faremo di tutto, perché ciò non succeda.

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