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LA SCALA DELLA PARTECIPAZIONE

Anno: 2003
Autore: Roger A. Hart
Lingua: Italiano
Pagine: 4

Il concetto di democrazia è legato all’estensione della possibilità dei suoi cittadini di esercitare attivamente la propria cittadinanza, soprattutto al livello delle decisioni che afferiscono la comunità. Per tale ragione dovrebbe essere gradualmente incrementata la possibilità per i più giovani (bambini e ragazzi) di avere occasioni di partecipazione. In quest’ottica il termine “partecipazione” si riferisce genericamente al processo (o ai processi) di condivisione delle decisioni che afferiscono al mondo quotidiano delle persone (in questo caso bambini e ragazzi) cui si riferisce, nel particolare della loro vita di ogni giorno. La partecipazione intesa in tal senso è il mezzo con il quale sono costruiti i processi democratici e lo standard attraverso il quale la democrazia stessa andrebbe misurata.
Il livello di partecipazione che i bambini e i ragazzi possono avere nei processi che li riguardano è argomento di grande discussione. Alcuni intendono i bambini come i “salvatori” della società; altri intendono il concetto di partecipazione dei bambini come “naif”, perché essi non hanno il potere decisionale degli adulti; altri ancora ritengono che i bambini vadano semplicemente protetti da ambienti ostili (quelli degli adulti!) e che debba essere loro lasciato il tempo di “essere” bambini.
In realtà l’erosione del tempo libero e del gioco libero è un prodotto, nella nostra società industriale, di un eccesso di protezione, non di una mancanza di essa. E’ infatti irrealistico pensare che un individuo possa essere “improvvisamente” un cittadino a 16, 18 o 21 anni, senza che vi sia stato a priori un adeguato “addestramento” all’esercizio della cittadinanza (esempio ne è che l’educazione dei giovani nei regimi totalitari, oppure la tradizione positivistica anglossassone hanno prodotto movimenti di bambini che “imparassero” e cominciassero a praticare sin dalla tenera età gli ideali e le “regole” di quelle determinate società).
La competenza nei processi partecipativi si acquisisce infatti gradualmente attraverso la pratica, non può essere insegnata (come invece spesso accade) come un’astrazione. Non basta “insegnare” la democrazia e la partecipazione in modo pedante nelle classi (si veda l’educazione civica), spesse volte anch’esse veri e propri modelli autocratici.
Ci sono invece una moltitudine di esempi di auto-organizzazione di bambini e ragazzi, senza alcuna mediazione da parte degli adulti. Ciascuno di noi si può ricordare di capanne costruite sugli alberi, di giochi organizzati insieme, di piccole collaborazioni che, tra bambini di 8, 9 o 10 anni hanno contribuito a “costruire” cose insieme, con partecipazione e coinvolgimento emotivo.
Il principio che sta alla base di questo processo è appunto la motivazione; i bambini e i ragazzi possono affrontare e risolvere problemi complessi se sono motivati e se li ritengono “loro”. Se ai bambini si riescono a porre nei giusti termini i vari livelli di un progetto che li coinvolge (e trovare questi “giusti termini” è compito degli adulti!), essi potranno dimostrare competenza. Il coinvolgimento infatti genera motivazione, che genera competenza, che di nuovo aiuta la motivazione stessa per ulteriori progetti. Nel film “Il Signore delle Mosche” è presente un modello di società possibile costruita dai più piccoli, e la negatività di quanto mostrato dimostra – agli idealisti e ai “bambinocentrici” – come i bambini e i ragazzi abbiano in realtà bisogno di imparare ad essere cittadini, grazie al contatto con adulti competenti e interessati.
La partecipazione, il coinvolgimento e la “pratica della democrazia” si insegnano in primo luogo con la pratica, graduale e costante, attraverso tutte le età. Per questo ha senso parlare di partecipazione anche per i bambini, sempre che si tenga presente che l’oggetto da “condividere” deve essere un loro “oggetto” di vita, afferente alle loro quotidiane incombenze.
Se si guarda la Convenzione internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, si può ben riconoscere come essa sia maggiormente protesa (e per ovvie ragioni, essendo mondiale) ai diritti di protezione. Eppure già in questo testo si possono intravedere dei passi in avanti, e in particolare negli articoli 12 e 13 (diritto di opinione e diritto di espressione). Tali diritti, di “promozione” dell’infanzia e dell’adolescenza come soggetti attivi della società (della loro comunità, strada, via, piazza, famiglia, classe etc.) introducono un tema che forse è poco trattato nella Convenzione stessa, cioè quello della “responsabilità”. Praticando la partecipazione, si fa anche pratica di lavoro di gruppo, di regolamentazione, di critica e di proposta e si scopre l’altra faccia dei diritto, che è la responsabilità; e questo porta alla cittadinanza consapevole.

Casa editrice: Arciragazzi Nazionale
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